AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

30 aprile 2013

Il mio lungo fine settimana in Val D'Ayas




La Valle D'Ayas ( google images)


Sono rientrata dal lungo ponte del 25 aprile. Mi è stato amabilmente concesso dallo studio perchè, sanno benissimo che sarà l'unico e che al rientro mi aspetta un periodo di m...
Tra chiusure di bilanci, dichiarazioni dei redditi, tasse da pagare a giugno/luglio, il tempo che avrò da dedicare a me e consorte, si ridurrà drasticamente.
Pertanto, come due cospiratori, siamo partiti in tutta fretta verso la Val D'Aosta.
Faccio una premessa.
Io non amo la montagna. Non mi piace d'inverno (sarà anche perchè non so sciare) e non capisco la gente che si intestardisce a trascorre l'estate tra camminate e ciaspolate in posti al confine del mondo.
Io sono una marinara. Adoro il sole, il caldo, le passeggiate sul bagnasciuga, l'umido soffocante e le zanzare.I vestiti che la sera ti si appiccicano sulle gambe e dietro la schiena, la mancanza di aria fresca, ma certo.
Se devo scegliere la natura poi, preferisco la campagna, sono nata contadina, questo voi lo sapete.Mi piacciono le colline della Toscana, l'Umbria, le Marche, i girasoli, la montagna che si perde nel mare.
Il vino, i colori, i sapori dell'Italia del centro e del sud, la mia Campania, la Puglia, terra d'adozione.
Però, c'è un però chiaramente, ho un marito che invece ama la montagna e i luoghi isolati e ameni. A contatto con la parte più selvaggia della natura. I grandi rilievi montuosi, le baite, le mucche, le salite ardite.

Questa volta ho dovuto capitolare, e in un battibaleno, la mattina di giovedì ci siamo ritrovati a Varrés, valle Walser, a una manciata di chilometri da Aosta.
La valle di Ayas, per l'esattezza, tra Arnad e Saint Vincent.


Il colpo d'occhio da Challand (foto MS)


La frazione è Challand Saint Victor, piccola e graziosa. Sospesa tra il Monte Rosa e la valle.
Già, il Monte Rosa.
Una corona verde e innevata sulla cima. Tra rocce, alberi e cascate che si riversano nei mille affluenti dei Po.
Mentre arrivavamo,nomi familiari, custoditi nella profondità della mia memoria.Ricordi scolastici e filastrocche imparate per non dimenticare nomi e luoghi. Le ricordate?
I fiumi, come la Dora Baltea, e le valli, come Ayas e Gressoney.
Io non pensavo che sarebbe stato così bello. Soprattutto l'incanto che mi ha donato passarci intere giornate, scoprendo per esempio, i laghi, specchi di cristallo fuso e  i castelli, di cui queste valli per ovvie ragioni di difesa, sono ingioiellate.


Lago di Brusson (foto MS)

Un centinaio di castelli e fortezze lungo la valle.
Per me che cresco con il mito di Cenerentola, una goduria infinita.
Dal Castello di Issogne, alla fortezza di Bard.


Castello D'Issogne (google Images)


I fiori meravigliosi nei giardini del Castello, hanno catturato gran parte della mia attenzione.


Tulipani ad Issogne (foto MS)



Poi Castel Savoia, regno indiscusso della regina Margherita e il meraviglioso e medievale castello di Fenis.



Castel Savoia (foto MS)




Il Castello di Fenis (foto MS)


Preparatevi, ci sarà un post apposta dedicato ai castelli, fatevene una ragione.

Arriviamo a  Gressoney, deliziosa cittadina tipica, con le casette di legno e pietra, un torrente che la divide, un piccolissimo cimitero sul retro della chiesina, e tanta meravigliosa gente del posto. Ospitale e gentilissima. Abbiamo passato un po' di tempo a parlare con un vecchio fotografo del luogo, proprietario di uno dei negozi storici del paese, che aveva ancora nello sguardo la passione per la fotografia del primo giorno e allo stesso tempo l'amarezza scaturita dalla consapevolezza che ormai, il mestiere o meglio quella passione, con l'avvento del digitale è ormai quasi scomparso.

Ho comprato un suo libro di fotografie e ne conserverò per sempre il ricordo.
Grazie sig.Guindani.



Gressoney (foto MS)


Un salto a Cogne, che mi è apparsa avvolta da un'aura triste che purtroppo,credo, non sparirà mai.
Forse la cittadina che mi ha deluso di più. Anche per via del tempo pessimo che abbiamo trovato.
Con il Gran Paradiso completamente avvolto nella nebbia.

A Courmayeur invece, ci siamo trovati meglio. Una bella passeggiata nella cittadina e poi il pranzo, presso lo Chalet Proment da Floriano,alla base del Monte Bianco. Spettacolare e immenso, completamente innevato. Mi ha intimorito la sua natura superba.Siamo riusciti ad oltrepassare le piste da sci, ormai già chiuse e constatare che lì l'inverno non è ancora finito.
Ieri sera era prevista neve. Appunto.

E' stata una esperienza molto piacevole. Mi sono stupita e meravigliata per il silenzio e per la sensazione di essere sospesa nel tempo. Tutti i suoni erano attutiti, persino i passi passi fatti e le parole dette, erano come sussurrati.

Ma riconosco pure che a completare amabilmente i nostri quattro giorni di relax, molto ha contribuito anche il bellissimo bed&breakfast che ci ha ospitato, in loco.
Il Sam'Suffy di cui vi lascio il link del sito, vi consiglio di dare un'occhiata.


L'ospitalità di Melania e Fabio, marito e moglie proprietari della struttura, è stata determinante.
Ci hanno coccolato e viziato, con attenzioni e cure davvero speciali.
E ci hanno stupiti, raccontandoci del loro amore per questo lavoro e di come, da Milano sono arrivati qui, facendo una scelta di vita radicale, circa sei anni fa.
Lei insegnante, lui primo Chef all'Hotel Principe di Savoia, hanno affrontato con coraggio e determinazione, la decisione di cambiare completamente prospettive e qualità di vita.
Amavano questi luoghi che conoscevano e frequentavano da tempo e, la decisione del dove è stata presa senza alcun dubbio.
Sono soddisfatti grazie ad un'attività che li completa, nella massima serenità.
Vi dirò che li ho invidiati, un po'.
Ho invidiato il coraggio di rimettersi in discussione in età adulta, quando ormai le consuetudini e le abitudini di vita sono consolidate. Poi, lasciare una grande città per un piccolo centro che sul piatto della bilancia ha, anche i suoi bei lati negativi; ad esempio crearsi nuovi legami di amicizia non credo sia stato facile.
Mi è parso degno di  ammirazione. Sinceramente, io non credo ci riuscirei.
Mi lamento della vita stressante a cui sono costretta ma, fondamentalmente, non riuscirei a farne  a meno.
Al contrario di mio marito che se potesse, lo farebbe immediatamente, rischiando di non trovarmi d'accordo.
Il problema non si pone per ora, ma chissà il futuro cosa ci riserva.Se un giorno dovessi avvisarvi con un post che mi sono trasferita in montagna, non dite che non vi avevo avvisati.

Abbiamo ringraziato con affetto i nostri due ospiti. Fabio per la cura e la bravura che ha messo in ogni piatto cucinato con una professionalità e maestria indiscussa. E' stato un onore conoscere una persona di tale statura professionale.
Alcuni esempi della sua cucina alla quale è impossibile resistere.


Frittelle di mele cotte al momento accompagnate da lardo di Arnad.


Polenta con salsiccette e patate rosse dal sapore antico.


Una superba bonet con panna e arance.


Melania, per l'ospitalità accurata, che è andata ben al di là di quanto è finalizzato alla sua professione. Per  ogni gesto e parola dedicata a noi, suoi ospiti.
Per le lunghe chiacchierate e per i consigli su luoghi e cose da vedere.
Abbiamo conosciuto delle persone stupende e un luogo meraviglioso che vi consiglio vivamente.
Di sicuro siamo stati fortunati.Non è facile.

E ogni volta mi sorprendo di come sia generosamente ricca la nostra Italia e di come, molto spesso, non diamo abbastanza importanza alla nostra terra, davvero unica.
Per staccare dalla nostra quotidianità, per le vacanze,preferiamo lidi lontani dove, magari,si conservano  "quattro pietre" riuscendo a viverci molto bene.
Certo, all'estero,lo sanno fare molto meglio di noi, nonostante le nostre "pietre" siano sparse a migliaia di migliaia in tutto il territorio.
Ma non le consideriamo Patrimonio eccelso e le lasciamo completamente abbandonate, DIMENTICATE.
Che poi imparare da dove ripartire sarebbe molto facile. Se solo ci riflettessimo un po'.

Evviva la Val D'Aosta, evviva la nostra ineguagliabile Italia.






24 aprile 2013

Se leggo, se ascolto, se amo.





Chet Baker(google images)






Vi sto svelando un segreto. Beh, insomma non è poi davvero tale.
Non riesco a fare a meno della musica, neppure quando leggo.
L'unico posto in cui mi è vietata è l'ufficio, perchè leggi imposte dal Gran Cav.Onor.Cazz.Dott.Comm.Minkiam e capo, sono state emanate per proibire tale eventualità.
Pertanto.
Tutto il resto della mia giornata si svolge sotto colonna sonora.
Dal momento in cui metto i piedi a terra, fino a notte fonda, quando Morfeo mi riaccoglie tra le sue braccia.
E' improbabile poi, che io possa rimanere seduta per molto tempo a leggere, senza ascoltare nulla, magari quale leggero sottofondo.
Musica a volume bassissimo, MA PRESENTE.
Fin da ragazzina, quando c'erano solo le radioline a transistor e studiavo con la radio accesa. 



I primi registratori su cui far girare all'infinito sempre le stesse cassette.



Per poi passare, ai walkman, ricordate?


Bene, quest'ultimo per me è stato la vera rivoluzione, dopo quella sessuale.
La possibilità di ascoltare musica ovunque, qualsiasi cosa stessi facendo.
Da quello all'mp3 il passo è stato breve.



Fino all'ipod


E ora al mio iphone




Ci potrei anche cucinare un uovo fritto con il mio melafonino, sono sicura che Siri potrebbe aiutarmi.
Ma.
Tornando a bomba, amo leggere e ascoltare musica.
Quindi, cuffiette alle orecchie, in tutti questi anni, ho imparato anche a scegliere la colonna sonora adatta al libro corrente.
Io leggo, ascolto e amo.

Ed ecco l'elenco di alcuni miei libri preferiti e della musica che preferisco ascoltare mentre leggo o rileggo.

                                     Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov:Pink Floyd, The Wall.



                                   Se questo è un Uomo di Primo Levi: musica eterna, il mio Beethoven.




                                         Il buio oltre la siepe di Harper Lee: Nina Simone.




                    Cent'anni di Solitudine di Gabriel Garcia Marquéz : Bach suonato da Glenn Gould.


                       Il giorno prima della Felicità di Erri De Luca: U2 e il mio cd preferito, Acthung Baby.



                    Il signor Malausséne e tutta l'allegra combriccola di Pennac, Oasis.




                                  Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen: Whitney Houston

                        


                                   Qualcuno con cui correre di David Grosmann: Depeche Mode.


                                   La casa degli Spiriti di Isabel Allende: Stereophonics.



                                      Quattro soli a motore di Nicola Pezzoli: Chet Baker.




E voi, ci avete mai pensato? Avete mai letto e abbinato al testo una delle vostre musiche o canzoni preferite?
Quali i libri, quali le canzoni o la musica?
Se non lo avete mai fatto, vi va di provare a farlo oggi, sul mio blog?





18 aprile 2013

Il Mondo Rivarossi in mostra a Como

La dedica all'entrata (foto by Mariella)


Una domenica pomeriggio piena di sole.
Finalmente il primo assaggio di primavera, anzi quasi d'estate.
Partiamo, destinazione Como. La bella città lacustre ci accoglie festosa. Tutti grandi e piccoli i bambini felici, finalmente appagati alla vista della luce e dello scintillio diamantino sull'acqua.

La destinazione primaria della coppietta "arzilla" è Palazzo del Broletto, in Piazza del Duomo.
L'occasione a cui due appassionati collezionisti come noi, molto vintage, non potevano mancare è la Mostra Rivarossi.


Mostra Rivarossi (foto by Mariella)


Rivarossi è, per chi non conosce l'azienda, la storica e più famosa ditta costruttrice di modelli ferroviari italiani.
In parole povere i famosi modellini di treni, che hanno appassionati intere generazioni di bambini ed adulti dal 1945 anno di costituzione, fino al 2000, quando per la crisi, lo storico stabilimento di Como fu chiuso, e la produzione fu spostata in Lima, altra azienda storica specializzata in modellismo.
Ci furono tentativi, negli anni successivi, di riportare l'azienda al suo splendore ma, alla fine del 2004 il gruppo cessa l'attività in Italia e viene acquisita dalla Hornby che continua a produrre in Cina.

Le annotazioni storiche finiscono qui.
La mostra bella e evocativa ce la siamo goduta. Ci siamo persi tra le vecchie carrozze e i primi modelli nelle confezioni originali.
Rapiti dal plastico che prende i tre quarti dello spazio espositivo, dove abbiamo visto schizzare a tutta velocità Italo.
Ho scattato un quantitativo forse eccessivo di foto. Volevo assolutamente beccare Italo mentre mi sfrecciava davanti e provavo a riprenderlo ma, era troppo veloce. E allora, il manovratore, mosso a compassione per la vecchietta retrò che cercava con tutte le sue forze di fermare l'attimo fuggente, ha rallentato i treni in modo tale io potessi farcela.
Ecco il risultato.






Bella mostra, anche economica, l'entrata costa solo due euro. Dal 14 al 28 aprile vi aspetta tutti.Un generoso modo di ricordare un altro pezzo della storia italiana fatta di persone e di idee.
Che l'hanno resa grande, questa nostra terra.
E tutti noi eterni bambini, ringraziamo.

  
"Cardina Train" donato al Santo Padre per i 40 anni di Rivarossi (foto by Mariella)


In scatola originale ( foto by Mariella)
La rivista originale anni '50 (foto by Mariella)

Italo sfrecciante (foto by Mariella)


PS: Buon compleanno Pap.

12 aprile 2013

Filippo Timi e la sofferenza del Don Giovanni

Filippo Timi (googles images)


Qualche giorno fa, sono andata a teatro, a vedere "Don Giovanni - Vivere è un abuso - mai un diritto"
Adattamento dell'opera di Mozart, riscritto in gran parte e magnificamente interpretato da Filippo Timi.
Regista, autore, scrittore, attore, è faustiano interprete di questo personaggio eccessivo e sofferente.
Dalla prima scena, in cui appare strafatto, crollante su di un letto a forma di croce, all'ultima in cui distrutto dagli eccessi e cannabilizzato dai suoi amori che si vendicano accompagnandolo nella braccia del demonio, è tutto un inno al dolore e alla vita che andrebbe interpretata e vissuta per quello che è, cercando di goderne al massimo, in maniera estremamente cinica, e approfittandosi di tutto e tutti.
Un personaggio malvagio, il Don Giovanni di Timi.
E proprio per questo, estremamente umano.


Filippo Timi in scena (foto Ceccarini)



In tre ore di spettacolo, dove l'allegoria del nostro presente decadente è fortissima, ci lasciamo trasportare e dominare dal personaggio ingombrante e kitsch che ci appare innanzi, prepotente ed esagerato rubacuori. Folle, malato, ruvido e schiavo di ogni possibile droga, rincorre un unico desiderio.
Cerca qualcosa o qualcuno che gli dia pace.
La trova alla fine, nello stesso istante in cui si arrende a Mefistotele, nella pietà che chiede a un dio umano, quasi tenero che non distingue tra il bene e il male, perchè non è quello che interessa, ma la bellezza.
La bellezza della vita.La bellezza dell'amore.



Filippo Timi in scena (foto Favazza)


Non mi è piaciuto proprio tutto dello spettacolo. Ci sono state scene estremamente dure per me da accettare.
Punti in cui l'eccesso mi è sembrato troppo. In cui l'artista mi è parso volere spingersi davvero oltre, per cercare di colpire giù spingendo il coltello fino in fondo, negli ancestrali guazzabugli della nostra anima ambigua.
Ironizzando sulle miserie dell'uomo e sulla sua mediocrità.
Tutti i peggiori vizi dell'uomo, i suoi  difetti, ci sono stati sbattuti in faccia senza troppi complimenti.
Tanto da farci riflettere, tra le risate amare di un pubblico che partecipava in maniera quasi complice alla rappresentazione.
Complice e protagonista.
Eravamo tutti lì in scena con lui. Mentre ci e si massacrava.
Cercando di spiegarci che l'uomo, mentre sta morendo, cerca il riscatto. Anche negli occhi di chi lo sta osservando e lo giudica.
Chi non comprende che, in realtà, mentre punta il dito sta giudicando se stesso.

Quello che invece mi è piaciuto molto, oltre alla bravura di tutti gli interpreti, molto giovani eppure capaci di dare un senso al largo spazio che con generosità il protagonista ha regalato loro, sono state le ambientazioni pop e la musica bellissima, che ha accompagnato tutto lo spettacolo.
Dalla lirica, che con Pagliacci di Leoncavallo, ha aperto la rappresentazione, al puro rock dei Pink Floyd, alla magia dei Queen alla disco dance degli anni '70.

Chiaro che per me, è stata la ciliegina sulla torta. Lode a Filippo che si è anche divertito ballando.
Senso del ritmo notevole, poi ho scoperto che ha per anni, frequentato una scuola di danza.


Molto, molto bravo Timi, a gridarci in faccia tutto il dolore e la debolezza del nostro essere piccoli e  umani.
Non liberi, ed estremamente soli.

Io per me, spero di potermela cavare, però.

Vorrei trovare la bellezza della vita, anche nel semplice sbocciare di un fiore.
Chiaramente io resto una romantica.
Forse l'ultima.

Ma un pirata così, fa per la piccola Mari?

Chissà, certo è che mi piacerebbe, un sacco.

Alla prossima, Filo.






07 aprile 2013

L'amore malato


Google images


Io vivrò (senza te) -Lucio Battisti e Mogol

"Che non si muore per amore
e’ una gran bella verita’
percio’ dolcissimo mio amore
ecco quello, quello che, da domani
mi accadra’
Io vivro’ senza te
anche se ancora non so
come io vivro’
Senza te, io senza te
solo continuero’ e dormiro’
mi svegliero’, camminero’
lavorero’, qualche cosa faro’
qualche cosa faro’, si, qualche cosa faro’
qualche cosa di sicuro io faro’: piangero’
si’ io piangero’
E se ritorni nella mente
basta pensare che non ci sei
che sto soffrendo inutilmente
perche’ so, io lo so, io so che non tornerai
Senza te, io senza te
solo continuero’
e dormiro’, mi svegliero’
camminero’, lavorero’
qualche cosa faro’ qualche cosa faro’
si’ qualche cosa di sicuro io faro’,
piangero’, io piangero’
Si’ piangero’, io, piangero’…"


"Questa canzone in larga parte ha cambiato la mia vita. Perchè a vent’anni pensiamo che l’amore in corso sia il migliore, il più grande, quello che ci illumina, che ci da la spinta verso il futuro,la mano che sarà sempre nella nostra, il sorriso che ci sveglierà ogni mattina.La persona con la quale ci sentiamo forti, potenti, INVINCIBILI.Perchè il nostro lui/lei, ci sembra forte, potente, invincibile.Tutto quello che fa,dice,pensa è perfetto.
Non ha sbavature, il suo credo, la sua fede, la sua musica, quello che legge, quello che scrive, sono il massimo.
Se poi ha, una decina di anni più di te, nessuno può reggere il paragone con lui. Non ha dubbi e tu come lui non puoi averne.
E poi, una mattina ti svegli e ti accorgi, che ti ha usato. Che non eri l’unica, che non è perfetto.
Ma tu non ci credi, a quello che senti dentro, ai suoi amici che ti dicono di lasciarlo perdere, che saranno più le lacrime che i sorrisi. Perchè appartiene alla razza dei grandi egoisti, quelli che mettono avanti a tutto per prima cosa se stessi, e tutto il resto viene dopo. Ti calpesta, ti deride, abusa di te e del tuo affetto.
Ma hai vent’anni ripeto, pensi che il tuo amore assurdo, potrà cambiarlo.
Ma, come diceva la grande Mia Martini, gli uomini non cambiano,alcuni di sicuro. E allora per sopravvivere al dolore, devi cambiare tu. E la canzone di Battisti, insieme a chili di cioccolata, mi ha cambiato. La cioccolata è stata smaltita in fretta, per il dolore c’è voluto più tempo.
Sono migliaia le storie d’amore come la mia, non è qualcosa di speciale, anzi è molto comune.
Solo che talvolta dall’incantesimo non ci svegliamo in tempo. Arrivano le violenze, che giustifichiamo, che non abbiamo la forza di respingere. Pensiamo che lo schiaffo ricevuto come una pugnalata alle spalle, sarà l’unico. E poi succede ancora e ancora. E quando finalmente troviamo la forza di ribellarci,le istituzioni non sono in grado di proteggerci. Ecco, sono partita da Battisti per arrivare alla violenza sulle donne.
Ma il mondo di Battisti non è poi così lontano dal nostro."



Questo mio commento sulle pagine del blog del Direttore di Vanity Fair è poi stato pubblicato sulla rivista, nello spazio dedicato alle lettere.
Non è la prima volta che vengo pubblicata tra i commenti della settimana.E' già successo. Non è questa la cosa importante.
Ritengo sia importante che si parli, di amore malato e di violenza sulle donne.
E se anche un modesto commento come il mio, potrà servire a qualcuna di noi, a rendersi conto che la nostra vita va vissuta senza sprecarla e senza regalarla a chi non la merita, ecco non posso che esserne lieta.

E ringrazio Luca Dini, direttore di Vanity Fair, testata importantissima nel panorama editoriale italiano, di avere permesso alle mie parole di arrivare a tante,tante donne e non solo.

Con semplicità. spero.





02 aprile 2013

ZeroZeroZero. La cocaina, l'oro nero secondo Saviano





Il nuovo libro inchiesta di Roberto Saviano (google images)




Sono passati sette anni da quando in un giorno di ottobre, io aprii la prima pagina di un libro che si chiamava Gomorra e che iniziava così:

Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell'aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani.Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo.Morti.


Con questo brutto colpo allo stomaco, un giovane giornalista partenopeo si fece conoscere agli occhi dell'italia e del mondo.

Con questo libro si condannò a morte.
E la condanna dura ancora oggi.
Ma non si è mai fermato.
Venerdì 5 aprile, esce il suo nuovo romanzo. Definirlo tale è riduttivo e non corrisponde alla realtà della sua lotta. E' una nuova inchiesta sulla droga e sul potere che essa produce. Sulla mole immensa di denaro che fagocita.
ZEROZEROZERO.
Anticipo un brano tratto dall'articolo su Repubblica:

Nuove borghesie mafiose gestiscono oggi il traffico di coca. Attraverso la distribuzione conquistano il territorio dove viene commerciata. Un Risiko di dimensioni planetarie. Da una parte i territori di produzione che diventano feudi dove non cresce più nulla se non povertà e violenza, territori che i gruppi mafiosi tengono sotto controllo elargendo carità ed elemosina che spacciano per diritti. Non deve esserci sviluppo. Solo prebende. Se qualcuno vuole riscattarsi non deve reclamare per sé diritti ma ricchezza. Una ricchezza che deve sapersi prendere. In questo modo si perpetua un unico modello d'affermazione di cui la violenza è solo veicolo e strumento. Quel che si impone è potere prodotto e conteso in purezza, come la cocaina stessa. Dall'altra parte paesi e nazioni dove piazzare al centro della mappa le proprie bandierine. Italia: presenti. Inghilterra: presenti. Russia: presenti. Cina: presenti. Ovunque. Per le famiglie più forti, la coca funziona con la facilità di un bancomat. C'è da comprare un centro commerciale? Importi coca e dopo un mese ci sono i soldi per chiudere la transazione. Devi influenzare campagne elettorali? Importi coca e sei pronto nel giro di poche settimane. La cocaina è la risposta universale al bisogno di liquidità. L'economia della coca cresce a dismisura e arriva ovunque.




Continua a scrivere tutta la verità che riesce. Continua a desiderare di mangiare un gelato come la gente comune. Continua a sperare di potere finalmente festeggiare il suo compleanno con le persone che ama.

Ma, allo stesso tempo, porta avanti una battaglia che forse potrebbe finire solo con la sua morte.
Ci sono tanti, tantissimi che pensano sia un'esagerazione, la sua vita sotto scorta.
Ma quella gente non ha ancora capito, che siamo sotto assedio. Che le mafie sono una cosa seria, e sono anni che lui sta cercando di spiegarcelo.
Con senso, educazione, sincerità quasi disarmante.
Con quella dolcezza nella voce, che quasi non ci credi sia possibile quello che racconta.
Ma poi lo guardi negli occhi e capisci che, quel lampo è tutto quello che ha oltre alla sua penna, per combattere.
Non si fermerà.
Per fortuna.

Roberto, il mio volerti bene è nulla da solo.
Ma sono sicura che il nostro volerti bene e credere alle tue parole, siano la misura migliore per te, per andare avanti e avere la consapevolezza di non essere solo.
Nonostante la merda che ci circonda.

Prima o poi, quel gelato sono sicura lo mangerai insieme a noi.
Io adoro il pistacchio e tu?






"QUESTO LIBRO LO DEDICO A TUTTI I CARABINIERI DELLA MIA SCORTA.ALLE 38.000 ORE TRASCORSE INSIEME. E A QUELLE ANCORA DA TRASCORRERE.
OVUNQUE."

Roberto Saviano