AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

26 maggio 2013

Ma che bel castello Madama Dorè...








Castel Savoia regno della Regina Margherita (foto MS)

La mia vacanza in Valle D'Aosta ha raggiunto la sua punta massima, quando la "cittadina" qui presente si è resa conto, semplicemente girovagando con lo sguardo in alto tra una punta e l'altra, che brulicava di castelli e fortezze.

Io, di mio, mi sono sempre sentita una principessa.Fin da bambina, colpa di nonna Maria che, mi raccontava la fiaba della Fonte Magica.
Il protagonista era il" Principe Azzurro" il quale aveva perso in rapida successione: il regno a causa di una guerra devastante, tutte le sue fortune confiscate dai nobili traditori che, colmo della sfiga avevano reso cieco il padre anziano.
Bella storia, credo inventata di sana pianta da nonna per raggiungere l'effetto della morale finale.
Dopo il consiglio di una strega dei boschi, che c'è sempre nelle fiabe, partiva portando con sè il vecchio padre alla ricerca della fonte miracolosa, che avrebbe potuto guarirlo dalla cecità e dargli la forza per recuperare il regno rubato.
E dopo svariate avventure, su cui, per non annoiarvi sorvolo, grazie alla fonte prodigiosa riusciva nei suoi intenti e anche a trovare l'amore della sua vita, nella figura di una giovane contadina (capisciammè) che l'aiutava nell'impresa.
Morale, anche se sei figlia di un contadino, se hai fiducia nelle tue capacità e nella tua beltà, sei in grado di trovare un principe tutto tuo.
EH GIA'!

Ora potete ben capire perchè a volte, tali fiabe facciano più male che bene.
E perchè ci roviniamo la vita nell'attesa che arrivi anche per noi, in groppa al suo cavallo bianco, sto cazzo di principe. 

Mai dubitato, per l'intera infanzia, che sarebbe arrivato.
Poi a completare l'opera e a darmi il colpo di grazia, sono arrivate in successione cronologica, Cenerentola e Pretty Woman.

Dal rintronamento ci risvegliamo intorno ai trenta anni. Se siamo fortunate, nonostante la benda ROSA sugli occhi che ci ha distratto dalla realtà a lungo, ci ritroviamo accanto chi nell'attesa, ci ha aspettato con pazienza giobbesca; noi, risvegliate dall'ultima batosta subita dal solito bello, duro e bastardo, lo guardiamo stupite per un po' di tempo, chiedendoci come fosse riuscito a restarci vicino nonostante volassimo libere con la fantasia( e mica poi tanto) sostando in altri lidi,durante molteplici periodi di riflessione.
Se non lo siamo state, fortunate, magari ci risvegliamo prima,  più sole e forse marchiate per sempre, da un male d'amore che poi passiamo il resto della vita a cercare di buttarci alle spalle, senza riuscirci.

Vabbè, passiamo oltre.

E torniamo a sorridere di questa donnina fragile innamorata di castelli e castellani.

Nella Valle D'Ayas, il primo che visitiamo è quello D'Issogne.
Non ho potuto fare molte foto, perchè è protetto a causa  dei diritti d'autore, l'unica fatta è quella alla fontana del Melograno, dal simbolismo fortissimo.
Il castello fu costruito intorno al XII secolo sul luogo in cui in origine sorgeva una villa romana, di cui restano tracce visibili nelle cantine. Nel 1400 divenne proprietà dei signori del luogo, i conti di Challant, a cui si deve la costruzione definitiva su due piani e l'armonia delle pitture e affreschi all'interno e all'esterno, che riproducono scene di vita quotidiana dell'epoca.


Castello D'Issogne scene di vita quotidiane ( googles images)

Nel 1500 ebbe il periodo di massimo splendore, ma decadendo il potere dei conti proprietari, agli inizi del 1800 cadde in completo abbandono. Fu acquistato alla fine del secolo da un pittore torinese Vittorio Avondo, fine conoscitore d'arte e appassionato collezionista. Egli si spese in misura anche sproporzionata alle sue finanze, per riportarlo all'antico splendore, riacquistando anche molti pezzi dell'antica mobilia andata perduta e restaurandolo quasi completamente.
Poi agli inizi del 1900 ne fece dono allo Stato Italiano.
Mi hanno colpito alcune leggende che circolano sul castello. Ad esempio sulla fontana al centro del cortile, dono alla famiglia Challant di un cugino priore, Giorgio. Chiaro simbolo di prosperità, è in ferro battuto. Ma mentre il frutto corrisponde all'albero, le foglie sono quelle di una quercia e, tra le fronde si intravedono minuscoli draghi che sono molto difficili da scorgere.Intravedono non so, sembra che ci siano, ma anche sforzandomi, io in realtà i draghetti non li ho visti.

La fontana del Melograno (foto MS)

Poi quella della donna che appare sul loggiato del maniero nelle notti di luna piena. La leggenda narra di Bianca Visconti, vedova di Challant, che fu decapitata a Milano davanti al Castello Sforzesco a causa dei suoi intrighi e dei suoi molteplici amanti. Si racconta che vaghi per le sale, portando in mano la sua testa.


Una delle camere da letto perfettamente conservata (google images)

Altra valle altro castello, il mio preferito tra quelli visitati.
Il castello della regina Margherita di Savoia.
La regina è un personaggio davvero interessante, a lei gli italiani devono il buon gusto dell'epoca.La sua classe ed eleganza ne era simbolo. E la pizza, ebbene sì, la famosissima pizza Margherita.
I napoletani adoravano la bionda di casa Savoia. Che preferì far nascere il suo unico figlio, il futuro Re Vittorio Emanuele III (a cui dobbiamo Mussolini e la guerra) a Napoli. Il parto fu molto complicato e le impedì poi, di avere altri figli.
Dolore mai sopito.

Per questo dono, i pizzaioli napoletani crearono quell'armonia di perfezione e gusto che è la pizza con la mozzarella e il basilico, uno dei simboli dell'eccellenza italiana.

Certo, all'estero l'associano alla mafia e al mandolino, ma per questa volta soprassediamo.

La vista del suo castello della villeggiatura però, mi ha lasciato senza fiato.
Come quello dell'eroina della mia fiaba del cuore, mi è apparso in tutto il suo splendore all'improvviso, dopo una breve camminata in un piccolo bosco. Mi sono resa conto immediatamente che era la risposta ai miei desideri, avendo accanto il mio uomo, di sicuro mi mancava il castello.

La regina amava il mare d'inverno e la montagna d'estate. Abile scalatrice, spesso raggiungeva Gressoney, ospite del suo amico Barone Peccoz in una villa che il barone stesso aveva arredato per lei e che aveva battezzato Villa Margherita, naturalmente.
Il barone fu, per tutta la vita, l'amico più caro della regina. L'accompagnò spesso nelle sue arrampicate sul monte Rosa, e per molto tempo si pensò fossero più che amici. E forse lo erano per davvero chissà, forse la Regina in questo modo, riempì il vuoto della sua desolante vita matrimoniale, scandita dai continui tradimenti di Re Umberto.

Il barone morì d'infarto proprio durante una traversata da Gressoney a Zermatt e da allora la regina non volle più salire sulle vette.
Tornò per qualche anno nella villa a lei dedicata dal suo amico, fino a quando il Re, che mai l'aveva accompagnata nelle sue vacanze, decise di farle costruire un castello proprio lì,  nella sua valle preferita.
Forse per farsi perdonare appunto i molteplici tradimenti e le amanti di turno?

Chissà, di certo il castello tutto in pietra con cinque torri cuspidate e giochi di finestre ad arco, domina tutta la valle, ed è splendido.
All'interno poi, è una meraviglia in legno di larice rosso e intarsi pregiati.I simboli della corona e le inziali MS della Regina, ricorrono alle pareti e sui soffitti.

Estremamente moderno e dotato di tutti i confort. Riscaldamento centralizzato  e corrente elettrica. Una sala da pranzo attrezzata con ascensori portavivande che portavano  direttamente in tavola  dalle cucine situate nelle cantine, i cibi per gli ospiti.

Ma la meraviglia assoluta è la scalinata all'entrata principale, tutta in legno di larice e doppia, che poi conduce ai piani alti.



Castel Savoia esterno (google images)



Particolare del soffitto decorato e della scala (google images)
La veranda da cui la Regina dominava la Valle e il Monte Rosa (google images)

La Regina Margherita di Savoia (google images)

Capitemi: mi ci sono vista mentre scendevo la scala per andare incontro ai miei ospiti con indosso l'abito bustier rosa della Regina che conservano nella sua camera, mentre con incedere regale, sorrido lievemente con aria compita. La lunga collana di perle che mi arriva alla vita e la tiara di diamanti in testa.
Belloooooooooooo.

Ho chiesto a mio marito di farmi lo stesso regalo, ma non ha recepito il messaggio.Lo ritiene leggermente al di sopra delle nostre possibilità.
Come dargli torto.

Pertanto, dovrò rassegnarmi.
Lei Regina, io Cenerentola.




18 maggio 2013

Forza ragazza, domani farà bel tempo.





E' venerdì sera, circa le diciannove, linea uno della metropolitana, direzione Sesto San Giovanni.
La mia solita strada verso casa.
Sono distratta, sto leggendo l'articolo di Gabriele Romagnoli su VF di questa settimana.
La rivista è uscita con due giorni di ritardo.
Problemi a livello editoriale, è qualche mese ormai che azienda e sindacato giornalisti, sono sul piede di guerra.
Come al solito, mi faccio trascinare dalla poesia delle parole dello scrittore, che racconta il suo incontro con il regista Paolo Sorrentino, in vista della presentazione in gara a Cannes del suo ultimo film " La Grande Bellezza".

Ma come mai, mi chiedo, riesce ad interessarmi così tanto a tutto quello che scrive? Per anni, ho conservato i suoi articoli, pubblicati su VF e dedicati a NYC.
Mi ha fatto innamorare di una strada, Fulton Street, a tal punto, che è stato uno dei primi posti che ho voluto visitare, quando andai, due anni fa.

Fulton Street e Ground Zero (foto MS)
Una strada che sembrava condannata a sparire, bruciata dopo Ground Zero. Negozi che chiudevano, famiglie che traslocavano e si perdevano, lasciando che il loro passato e la loro storia scomparissero.
Ora sta risorgendo, proprio come sta risorgendo il simbolo della rinascita statunitense.
Ci tornerò e la fotograferò nuovamente, sicura di un ritorno al suo antico splendore.
La risposta alla domanda è che, quando si scrive con la purezza di un fanciullo e la sapienza di un poeta, la magia che appare tra le righe è impossibile non coglierla. Romagnoli ti insegna che qualunque cosa ti sfiori, ogni giorno, è unico, prezioso. La normalità di una passeggiata, il sorriso dell'edicolante che ti vende la tua rivista preferita, la risata della tua barista che la mattina, per far scomparire il buio visto nei tuoi occhi, ti prepara una fettona di tarte tatin con panna e cannella, facendoti ritrovare il sorriso all'istante.

TARTE TATINNNNNNNN

Ecco, apri gli occhi, dopo averlo letto e, tutto quello che ti circonda ti appare in maniera diversa, speciale.
Vago con lo sguardo e incuriosita, tra la gente  seduta e in piedi nei vagoni, alla ricerca di persone e di storie.
C'è chi sta leggendo, e allora sbircio curiosa il libro, per capire se è svago o riflessione. C'è chi smanetta sul telefonino, in un botta e risposta di whatsapp (maledetto, io sono completamente tossica ormai) chi ascolta musica, con il suo melafonino e mi somiglia tanto, chi dorme curvo su se stesso, appesantito dopo una giornata tanto lunga.
Poi in un angolo, lontano da me, vedo una ragazza. Sta leggendo qualcosa sul cellulare o guardando delle foto, mi sembra. Noto che ha il naso arrossato. In un primo momento penso ad un raffreddore in corso. Poi vedo che il corpo non trattiene i singhiozzi e lacrime le scendono sul viso. Non fa alcun rumore il suo pianto è copioso. Continua ad osservare lo schermo davanti a sè e a piangere.
Mi addolora profondamente. E' così disperata. Raccoglie tanto dolore.
Una sofferenza quasi insopportabile. Se le fossi stata seduta vicino, so già che le avrei preso la mano e non me ne sarebbe fregato nulla. La ragazza accanto a lei invece, la ignora.
Io devo alzarmi, è la mia fermata. 
Scendo, ma avrei voluto fermarmi. Accarezzarle i capelli e stringerla. Dirle che qualcuna di quelle lacrime è arrivata fino a me. Che tutto quel dolore mi è parso terribile. Ma una via d'uscita c'è.
C'è sempre.
E che domani farà bel tempo, anche per lei.







11 maggio 2013

Perchè io amo Gramellini


Ci sono ancora

MASSIMO GRAMELLINI
Buongiorno, mi chiamo Gabriele Francesco. Sono nato a Novara l’11 aprile 2013 e oggi avrei un mese, se fossi ancora vivo. Invece sono morto lo stesso giorno in cui sono nato. Adesso tutti starete pensando che mamma e papà non si sono comportati bene: in effetti mi hanno lasciato solo, sotto un cavalcavia, con indosso pochi stracci e senza un biberon nei paraggi. Ma io non mi permetto di giudicarli. Certo è che noi neonati siamo indifesi: ci buttano dai ponti, ci fanno esplodere sotto le bombe, ci vendono per pochi soldi. Siamo carne da telegiornale. Prima di chiudere gli occhi, mi sono raggomitolato tra i rifiuti per cercare conforto e ho pensato: ma è davvero così brutto questo mondo che sto già per lasciare? Poi mi sono sentito sollevare e sulla nuvola da cui vi scrivo ho visto che la bellezza c’è ancora. C’è bellezza nel camionista che mi ha trovato e nell’ispettore che mi ha messo questo nome meraviglioso: è importante avere un nome, significa che sei esistito davvero. C’è bellezza nei poliziotti che per il mio funerale hanno fatto una colletta a cui si sono uniti tutti, dai pompieri alle guardie forestali. E c’è, la bellezza, nella ditta di pompe funebri che ha detto «per il funerale non vogliamo un euro», così i soldi sono andati ai volontari che in ospedale aiutano i bimbi malati. Dove sono nato io, metteranno addirittura una targa. Allora non sono nato invano. Mi chiamo Gabriele Francesco, e ci sono ancora. 
(Liberamente tratto dal testo inviatomi ieri, giorno del funerale di Gabriele Francesco, da un lettore di Novara che ha chiesto di restare anonimo. C’è tanta bellezza anche in lui).  

Buongiorno Massimo Gramellini
La Stampa, sabato 11 maggio 2013



Non c'è bisogno di  altre parole, è tutto qui.

06 maggio 2013

Premio Liebster Award



Ho ricevuto questo premio dalla mia cara amica NADIA del blog "Una cuoca, una barista, una cameriera".




in cosa consiste il premio:

Il Liebster Awards è un'iniziativa nata con lo scopo di aumentare la visibilità

 dei blog che hanno meno di 200 Follower (Lettori/ Seguaci), dando così l'oppotunità a chi riceve 

il premio di farsi conoscere tra gli altri blogger.

 Il premio, infatti, prende il nome dal tedesco poichè "Liebster" tradotto, vuol dire "amabile",

 riferendosi ad un blog abbastanza adatto da considerarsi un buon sito emergente

 e dunque "Un blog amabile".


Chi riceve questo premio, dovrà a sua volta mandarlo ad altri blog

 che considererà meritevoli di riceverlo. In seguito si dovrà scrivere 11 informazioni su sè stessi, 

 rispondere alle 11 domande ricevute insieme al premio e scriverne altre 11 per i blogger

 a cui si consegna il premio Liebster. Infine, bisognerà, ovviamente,

 avvertire i gestori dei blog premiati tramite un messaggio.

*****

ecco i blog che voglio premiare col LIEBSTER AWARD



Le 11 domande alle quali rispondo:
Quale la vostra stagione preferita: la primavera, quando arriva e se arriva, insomma speriamo.
Che sport praticate? Nessuno vabbè...
Dolce o salato? Salato!
Quale musica ascoltate? Musica rock preferibilmente, ma direi che sono onnivora...
Che cosa non vi piace di voi stesse? La pigrizia.
Dove vorreste abitare? In Italia, qualsiasi paese emiliano, nel mondo NYC.
Single o sposate? Sposata.
Campagna, mare, monti o città? Campagna.
Qual è la vostra paura più grande? La solitudine.
Dove vorreste essere in questo momento?  A casa mia, esattamente dove sono ora.

Ed ora le mie domande:

Con chi sei in questo momento?
Se potessi scegliere qualcuno da amare tra i personaggi letterari, chi ti piacerebbe?
Qual è il tuo colore preferito?
La tua canzone del cuore?
Il tuo libro dell'anima?
Scarpe passione o necessità?
Colori o black and white?
Sport preferiti?
Macchine o moto?
Fiori o piante?
A che ora è la fine del mondo? ghghgh

Grazie a tutti e grazie di cuore a Nadia, meravigliosa amica di blog.