AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

27 settembre 2013

Piccole manie casalinghe





Ma perchè proprio a me? ( dal web)

Ho appena finito di buttare una valanga di riviste che giacevano accatastate in vari angoli della mia casa.
Che io adori leggere non è una gran notizia, si sa.
Che io sia bulimica di parole e immagini, anche qui non è che vi stia dando la notizia dell'anno.
Che io sia leggermente maniacale in alcune cose che appartengono al modo di gestire casa e famiglia ecco, su questo magari possiamo ragionare insieme.
Sono piena di manie.
Alcune per fortuna le ho perse con il tempo? Altre invece le ho acquisite, come gli anni che, piano piano (ho detto piano piano) stanno ammucchiandosi sulle spallucce delicate di questo passerotto.
Che sarei io.

Manie perse.

Appena sposati si sa che c'è tutto da imparare nella gestione, visto che spesso ci trasciniamo dietro minime fissazioni inculcateci dalla nascita. Potenza delle radici familiari, per la maggior parte "colpa" di mamme e di nonne.

Lavaggio biancheria a 90° centigradi. 
Il bucato settimanale "cotto" in lavatrice.
E biancheria quasi nuova che mi ritrovavo lisa in vari punti, per l'aggressione dovuta ai lavaggi eccessivi. Manco fossimo due abituati a lottare nel fango e a camminare a piedi nudi, sui "pulitissimi" marciapiedi di Milano. 
Eppure.
Per fortuna, con il tempo e l'aiuto di amiche "compassionevoli" che a furia di sfracassarmi i maroni dandomi della pazza sono riuscite a convertirmi ai 60° centigradi, ho smesso.
Ora sguazzo anche nei 50°. Beh... sguazzo a fatica! E ancora oggi a volte mentre programmo la lavatrice, per qualche istante sfioro, quasi con nostalgia, il tasto 90.

Stirare tutti i giorni. 
Io odio stirare, eppure per molto tempo l'ho fatto. Non sopportavo che la biancheria una volta asciutta, sostasse a lungo ( oltre due giorni va ) in cameretta all'interno del suo cesto. E allora, pur stanca dopo 12 ore passate fuori casa, mi prendevo la briga di stirare almeno un'ora, ogni sera. 
Follie! Follie!

Oggi guardo il cesto che trabocca e, molto tranquillamente, torno a leggere il giornale o il libro.
Dopo avere chiuso con molta delicatezza la porta. SBAM.

Polvere sui mobili. 
Anche questa ce l'ho; mi ci dedicavo ogni due giorni. Vabbè, anche tutti i giorni. Provavo a chiudere gli occhi ma appena ne vedevo l'ombra sui mobili, ero capace di catapultarmi come una furia sulla superficie incriminata e  pulire fino a consumarmi il palmo. Avevo ed ho ancora molte superfici di cristallo in casa. Una vera ossessione.
Faccio lo stesso come per la biancheria da stirare ADESSO; sinceramente la ignoro.



Manie sopravvissute.

Vanity Fair.
E' difficile staccarmi dalla mia rivista preferita.
Lascio che le copie si accumulino per settimane, mesi. Poi, minacciata da  Francesco che mi intima di sbarazzarmene con il sacco della carta in mano, CON LA MORTE NEL CUORE, dedico una mattina intera alla selezione naturale.
Perchè comunque alcune le conservo. E non ci sono santi. Interviste, servizi, interventi sulle pagine del direttore di amici, copertine strabelle e dedicate alle mie passioni; insomma ci sono parecchie variabili.
E le rispetto tutte.

Ordine.
Rifaccio il letto tutte le mattine. Ogni giorno da quando ero bambina. Odio i letti sfatti.
Non riesco ad uscire di casa, altrimenti. Letto a posto, cucina pulita e riordinata, cuscini della sala perfetti.
E su questo potete insultarmi se volete; non ce la faccio proprio. Non è nel mio DNA.
Ma attenzione, su tutto spiccano in bella vista e un po' ovunque, i miei amati libri.
Loro sono liberi di circolare in perfetta armonia, ovunque ne abbiano voglia.
Sono i veri proprietari di casa mia.
L'unica cosa che possa crescere e aumentare di volume, in "OGNILUOGO".
Ricchezza assoluta.


E le vostre manie?
Non mentite, che le avete, eccome se le avete.
Uomini dico anche a voi.
Sparate.






PS: avete visto? Non ho accennato a scarpe e borse. Sto migliorando.

21 settembre 2013

Madre Teresa di Calcutta. Una piccola matita nelle mani di Dio



Madre Teresa e i suoi bambini ( immagine dal Web)



" Io credo che a questo mondo esista solo una grande Chiesa, che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa..." ( Penso Positivo )


Forse questo mio post vi spiazzerà. L'ho scritto di getto, non pensando alla religiosa, ma alla persona.
E anche chi, tra di voi, amici miei, ritiene la religione oblio dei popoli, vorrei  mi leggesse senza sovrastrutture o preconcetti, pensando non alla fede in quanto tale, ma al bene come atto superiore.
Bene incondizionato.
A volte così incomprensibile da non essere visibile a tutti.

Potrei iniziare e terminare il post con le parole di Lorenzo Jova Cherubini.
Quasi inutile continuare, tutta il fulcro di tale vita è perfettamente descritto in quelle brevi righe.
Ma il fascino della piccola suora albanese, mi ha sempre attratto come una calamita.

Volevo però provare a parlarvi della donna, che ha segnato con la sua umiltà e la sua generosità gran parte del  secolo scorso, lasciando una eredità ricchissima a quelli futuri.

In parte utilizzerò  le sue di parole.
Di sicuro sapranno fare presa su di voi, in misura maggiore rispetto le mie.

"Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore appartengo interamente, al CUORE DI GESU'".


 Una piccola suora, un soldo di cacio. Sì Lazar (il suo vero nome) era piccina; esattamente come la santa da cui prese il nome: santa Teresa di Lisieux.
Nelle foto che la ritraggono, la fragilità  che appare è in netto contrasto con quello che in realtà era: una matita di puro acciaio.

Votata all'amore per il prossimo, fin da quando si rese conto di volere assolutamente dedicare la sua vita alla sofferenza degli altri, alla povertà e ai poveri.
Come per Francesco D'Assisi, questa fu la  sua priorità.
Raccontava spesso che si convinse a creare la sua congregazione, dopo un iniziale rifiuto del suo animo.
Già, prima di tutto un debole essere umano, come noi. A Calcutta, mentre camminava verso la sua dimora, vide una donna che giaceva su di un marciapiede. Sporcizia attorno, lei magrissima, sofferente, con un odore terribile che le aleggiava attorno.
E topi che mordevano il suo corpo.
Voleva scappare a quella vista, un moto naturale, giustificato.
Un moto umano, sfido chiunque di noi a dire no, io non lo avrei provato mai.
Si allontanò, quasi scappando.
E mentre correva si accorse che tutto il quartiere che percorreva, aveva poveri sofferenti ad ogni angolo.
Scappare, per chi come lei, era animato da una luce interiore, non paragonabile a quasi nulla, era impossibile.
E tornò indietro.
A quella donna; cacciando topi e sollevandola, a fatica l'accompagnò in ospedale.
Ma non volevano prenderla. Girò tutti gli ospedali, la risposta fu sempre la stessa.
Maturò la decisione di affittare una camera privata per curarla; e così fece.
Allo stesso tempo le fu chiaro il suo futuro: vivere con il più povero dei poveri sulla terra, dovunque lo avesse trovato. Per alleviare le sofferenze e procurare un po' di sollievo.

Creò le Missionarie della Carità.
Volle una congregazione che si occupasse non solo di curare i poveri, ma di dare loro un'istruzione, una possibilità di sperare.
Non si preoccupava di raccogliere sostegni e finanziamenti per aprire le sue case della Carità, diceva sempre che arrivavano senza richiederli.
Una forza e una luce, come pochi altri.
La sua dedizione, la sua bontà, la sua tolleranza, il suo fare del bene assolutamente indiscutibile, catturò attorno a sè una miriade di persone che la sostennero sempre.
Anche famose, che divennero sue amiche. 
Papa Paolo VI che regalò alla sua congregazione un'auto. " Per la sua opera di amore universale". Un gesto che diceva tutto sulla fiducia della chiesa in lei.
Poi Papa Giovanni Paolo II che, le fu sempre al fianco e che, immediatamente dopo la sua morte, avviò il processo di cannonizzazione.
Il segretario delle Nazioni Unite De Quellar, la definì, in occasione del 40° anniversario della fondazione dell'ONU, la donna più potente della Terra. E in tutta risposta la voce della suorina emerse con tutta la sua forza davanti agli uomini più potenti del mondo pronunciando una semplicissima e grandiosa poesia.
" Signore, fa' di me uno strumento della tua pace" di Francesco D'Assisi.

Ebbe numerosi premi.
Anche Sandro Pertini gliene consegnò uno: Il premio Balzan per l'umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli, nel 1979.
Lo stesso anno in cui ricevette il Nobel per la pace. Lei il premio lo accettò a nome dei suoi poveri. E con il denaro ricevuto, costruì una nuova casa a Tigararth; un centro di riabilitazione per i malati di lebbra.

Ritornando agli amici, forse l'amica più cara, fu Diana Spencer.


immagine presa dal web

Madre Teresa conobbe Lady Diana grazie all'impegno attivo di quest'ultima nel sociale. Sappiamo che Diana interagiva con la Croce Rossa Internazionale, era in prima fila nella lotta contro l'Aids e la salvaguardia di zone di guerra, dove adulti e bambini morivano a causa delle mine antiuomo. Ma il suo impegno si allargava alle condizioni di vita delle popolazioni africane e contro ogni tipo di povertà. Dal primo incontro presto le due donne impararono a conoscersi e ad amarsi.
Diana ne fece la sua guida spirituale.
E quando morì pochi giorni prima di Madre Teresa, si disse che il dolore della morte di Diana accellerò la fine anche della missionaria.




Ecco, ho cercato di riassumervi in maniera breve e concisa, quello che ho imparato su Madre Teresa. Io ne ho un ricordo personale immutato nel tempo.
Me la ricordo piccola e schiva al fianco di Papa Wojtyla in un incontro pubblico. Ambedue mi sembrarono immensi e abbaglianti nelle vesti di luce.
Si stringevano la mano come fratelli, come compagni. Non potrò mai dimenticare la sensazione di bellezza di quella immagine e la mia convinzione di trovarmi di fronte a qualcuno troppo grande rispetto a me.


Sono arrivata alla fine e sembra giusto concludere questo piccolo passaggio nella sua vita, con un altro estratto dalle sue parole, dedicato ai bambini.
A tutti quelli che lei era riuscita a salvare dalla fame, dalle malattie e dalla morte certa.
E alle famiglie anche putative che lo avevano permesso.

" Disponiamo di un gran numero di genitori desiderosi di offrire una famiglia a un bambino, di riversare su di lui tutto il loro amore. Dio è stato infinitamente buono con noi".


Perchè i bambini sono il dono più grande che Dio possa farci.
Lei lo sapeva.
Ed io non posso fare a meno di citare le sue parole, compimento di amore universale.

La piccola matita di Dio era in realtà una penna con inchiostro indelebile.
Io ve l'ho raccontata, nella maniera più semplice possibile, come sarebbe piaciuto a lei.





15 settembre 2013

Questo piccolo grande amore







No, sereni, non ho intenzione di parlarvi nuovamente di Claudio Baglioni.
Ma della mia collezione di CD.
L'altro giorno, ho ascoltato per caso la conversazione tra due ragazzini del mio condominio.
" Ti sei scaricato l'ultimo di Fabri Fibra? "
" Sì: è davvero uno sballo!"
Stiamo parlando di: RING RING.

Non conosco molto del cantautore di Senigallia, solo quello che qualche volta passa alla radio.Ci sono mie amiche che  lo trovano un grande. Altri lo disprezzano, altri lo ignorano.
Alcuni mi parlano della profondità dei suoi testi.
Io non mi sento di avvallare questa ultima ipotesi, e la respingo.
Però ho provato ad ascoltare alcune sue canzoni e l'ho trovato divertente.
Ironico, ha un bel ritmo, canzoni che, supportate  anche da video molto interessanti possono piacere.
Poi certo, ci saranno truppe di fedelissimi pronti a sguainare la spada per difenderlo.
Ci ho provato a leggere alcuni testi.
E partendo proprio da RING RING.
Resto della mia idea.
Magari sono davvero troppo vecchia.
E forse mi sono bevuta il cervello ascoltando i miei CD.
Non credo che farà mai parte della mia collezione (tra le tante è al terzo posto dopo le mie Barbie e i miei libri).

L'altro giorno ho provato a farne l'inventario.
Mi sono fermata a quota 1000. Sono vi assicuro, di più.Per non parlare delle vecchie cassette e degli LP.
Puro vintage anni '80.
Provo a farvi un elenco non esaustivo tra quelli di cui ho la maggior parte degli album pubblicati.





Un assaggio dei miei CD



In foto ci sono solo quelli che ho a portata di mano, tra libri e impianto CD.Gli altri sono nello studiolo di mio marito ben catalogati e archiviati in ordine di uscita di album, in colonnine ad hoc. E lasciamo stare i suoi e tutte le vecchie cassette che ormai sono solo per intenditori. 

E i DVD? Urca non ne vengo fuori...


Tutti gli album degli irlandesi del mio cuore, U2 (e chevelodicoaffà)
E poi, in ordine sparso:
Beatles, Muse, Oasis, Red Hot Chili Peppers, Police, Corrs, Stereophonics, GreenDay, Depeche Mode, R.E.M., Kasebian, BeadyEye, Manhattan Transfer, Simply Red, Maroon Five, John Lennon, Bruce Springsteen, Johnny Cash, Chat Baker, David Bowie, Madonna, Alanis Morissette, Withney Houston, Al Jarreau,  Franz Ferdinand, Lou Reed, Antony and the Johnson, Coldplay, Nate James, Crag David     Steve Wonder, Bob Dylan, Caetano Veloso, David Byrne, Amy Winehouse, Gino Vannelli, Elton John, Michel Petrucciani, Lionel Richie, Lee Ritenour, Stefano Bollani, Paul McCartney, Frank Sinatra, Burt Bucharach, Diane Krall, Pat Metheny, Michael Jackson, Billy Joel, Jonathan Butler, Dionne Warwick, Carole King, Nina Simone e Barbra Streisand.
Luciano Ligabue, Lorenzo Jova Cherubini, Biagio Antonacci, Pino Daniele, Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Samuele Bersani, Daniele Silvestri, Renato Zero, Elisa, Giorgia, Gianni Morandi, Marco Mengoni e Mina.

Lascio da parte la musica classica e la lirica. Collezioni intere dedicate a compositori e musicisti. Dovrò farne un post a parte, prima o poi.

Tornando a bomba  sono troppi da citare, alcuni non mi vengono in mente, ma sono presenti.

Altri non sono mai entrati in casa mia.
Pausini e Rossi, perchè la prima pur essendo piacevole non mi emoziona, il secondo mi lascia del tutto indifferente, insomma proprio non la capisco la poesia dei suoi testi.
Magari anche in questo caso "quando sarò vecchia, sarò vecchia", mi succederà che ascolterò Vasco Rossi leggendo Fabio Volo.
Due piccioni con una fava!
Nek, Venditti,   Cremonini,Fabri Fibra,Tiziano Ferro, Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo per selezione naturale.
Nessuna affinità elettiva.

Io sopravviverò di certo.
Per fortuna.
Mia.




Vi lascio con una vecchissima canzone di mister Piano Man, anno 1978, album 52nd Street. E' una di quelle canzoni che mi trascina con sè, oltre i confini del tempo.






Ci sono canzoni e artisti che fermano il tempo, con la loro musica e le loro parole.
Sinceramente non credo che Fabri Fibra possa fermare il tempo. Magari riesce a strapparti un attimo.
Magari. E dai, ai "ggiovani" di oggi lasciamo il beneficio del dubbio. Che poi faranno sempre in tempo a riprendersi.


09 settembre 2013

Quando Tondelli e Ligabue non si incontrarono.



Pier Vittorio Tondelli (immagine dal web)









Scale. Solo dei piani e qualche scala, hanno diviso la vita di Tondelli e Ligabue.
Abitavano nello stesso stabile, uomo vissuto e strapazzato dalla vita il primo, pronto a spiccare il volo il secondo.
La stessa città, Correggio, diede i natali ad ambedue, ma soprattutto il secondo e per sua stessa ammissione, fu molto infuenzato dal primo.
E allora parliamo di Pier Vittorio Tondelli. E di quanto la sua grandezza sia riuscita ad arricchire anche  la poesia racchiusa nelle parole di Luciano Ligabue.
Ho da poco letto  " ALTRI LIBERTINI" il suo capolavoro.
E questa lettura mi ha avvicinato anche all'autore, che conoscevo poco.

Ecco la sua definizione di scrittore:

"Uno scrittore è una persona che tenta di vivere scrivendo e cerca di fare in modo che la scrittura contribuisca a farlo vivere". (P.V. Tondelli)

E nonostante tutto, è riuscito nell'intento di sopravvivere alla sua scrittura.

Sono rimasta stranita, dopo la lettura. E' stata una folgorazione come per Pasolini. Li ho trovati simili. Scrittura veloce, parole scarne, a volte eccessive; una visione della vita violenta  e allo stesso tempo vivida come una fotografia.
Personaggi urbani e alla deriva, descritti nelle loro mediocrità senza ricorrere a nessuna mistificazione o ripulitura.
Non li ami ma, non puoi fare a meno di leggerli. Ti incazzi perchè alla maggior parte di loro faresti molto male, se potessi. Hai voglia di continuare a leggerli perchè vuoi sapere fino a dove li porterà la loro febbre di vita che brucia da morire.
Alcuni sono così innocenti nel loro abbandono alla vita amara, che ti sorprendi della loro incoscienza.
Sono descritti con tutti i loro limiti e le loro incapacità. Sbattono le loro ali contro vetri fatti di ghiaccio e neve. Come mulinelli di aria impazzita.

Corre Tondelli, è velocissimo.

Quasi avesse paura di non fare a tempo a raccontarti alla sua maniera quello che il suo sguardo coglie; pensiero che gli attanaglia l'anima.
Se penso a quanto avrebbe potuto donarci se la malattia, decisa conseguenza di una vita al margine, non ce lo avesse portato via troppo presto, mi intristisco.

Ha tentato di vivere, spingendo il più possibile.
Quasi sapesse. E forse ci sono persone che sanno, quanto gli resta da vivere. Lo leggono riflesso nei vetri opachi di ombre, negli occhi degli altri. Attraverso le parole che tentano di fermare sulle pagine.
Parole che nel caso di questo magnifico artista, restano e sono pesanti come macigni.
Ora cercherò di correre ai ripari. 
E leggerò tutto quello che mi sono persa.
Vorrei fermarlo. Vorrei sentirlo respirare di vita. Libero.

Luciano Ligabue dice di aver compreso esattamente come voleva scrivere le sue canzoni e quello che voleva fare da grande, dopo avere letto " Altri Libertini". Che per lui il Big Bang è arrivato così. Ha smesso di scrivere testi pretenziosi e ha voltato pagina. Con semplicità, senza alcuna presunzione. Parlando del mondo che lo circondava, quello che conosceva veramente. Di Correggio.

Ecco cosa scriveva della loro città Tondelli nel libro:

"E a Correggio prende a nevicare mentre nottambuliamo pieni di alcool, la neve ci fa i capelli bianchi come vecchi, ma basta che li scrolliamo e siamo ancora ventenni e siamo belli" ( PV Tondelli - Altri Libertini ).


Insomma "senza raccontare balle".
La vita dura. La vita vera.
Senza inganni. A volte è proprio questo che ci fa paura. E proviamo a cambiarla. A renderla luminosa.
O almeno così pensiamo. Ma in realtà, le bugie trapelano dalle nostre parole.
E allora, come sempre ho pensato anche io, scriviamo di quello che conosciamo. Di quello che amiamo o detestiamo.
Ma scriviamo con sincerità.

Che è quello che conta. Quello che non delude.

La prima canzone che Ligabue scrisse dopo avere letto Tondelli fu Sogni di Rock'n Roll.
Semplice e unica.
Eccola.






Tratto da Altri libertini
Bando a isterismi, depressioni, scoglionature e smaronamenti. Cercatevi il vostro odore eppoi ci saran fortune e buoni fulmini per la strada. Non ha importanza alcuna se sarà di sabbia del deserto o di montagne rocciose, fossanche quello dell'incenso giù nell'India o quello un po' più forte, tibetano o nepalese.
No, sarà pure l'odore dell'arcobaleno e del pentolino pieno d'ori, degli acquiloni bimbi miei, degli uccelletti, dei boschi verdi con in mezzo ruscelletti gai e cinquettanti, delle giungle, sarà l'odore delle paludi, dei canneti, dei venti sui ghiacciai, saranno gli odori delle bettole di Marrakesh o delle fumerie di Istambul, ah buoni davvero buoni odori e allora via, alla faccia di tutti avanti! Col naso in aria fiutate il vento, strapazzate le nubi all'orizzonte, forza, è ora di partire, forza tutti insieme incontro all'avventuraaaaaaa!



05 settembre 2013

Lasciamo che gli altri popoli arrivino e ci attraversino...






Erri De Luca ( immagine presa dal web)





Questa sera, vi ripropongo un mio vecchio post, scritto nel 2011, in occasione dell'uscita del libro di Erri De Luca " I Pesci Non Chiudono Gli Occhi".
Il motivo scatenante è stato tutto il leggere che ho fatto negli ultimi due giorni in merito alla dichiarazione dello scrittore in risposta al procuratore Giancarlo Caselli a proposito della resistenza degli abitanti di Val Di Susa e del loro opporsi alla TAV.

Le parole di Caselli sono state le seguenti: "In Val di Susa sottovalutato pericolosamente l'allarme terrorismo."

De Luca ha ribattuto dalle colonne dell'Huffington Post:i sabotaggi sono necessari per far comprendere che la Tav è un'opera nociva e inutile".


Io non vorrei entrare nel merito specifico, della problematica che ormai da anni infiamma gli animi e sulle ragioni del Si Tav o No Tav.
Sappiate solo che, se io fossi un'abitante di quella terra, che è tra quelli destinati a perdere tutto, casa,lavoro,vita e valli, per dei giochi politici ed economici assurdi voluti dai vecchi governi, non avrei dubbi su da che parte stare.

Ma non è che ho dubbi anche dal di fuori.
Sapendo chi si è arricchito e si arricchisce grazie alla Tav, e sapendo che stiamo spendendo soldi pubblici che a dirla tutta inizialmente non erano previsti.
 
E che cosa gravissima, non sappiamo quanto questa tecnologia e questa linea arricchiranno la nostra terra. 
E quanto ci verrà a costare in tempi lunghissimi tutta l'esposizione e tutto l'indebitamento a cui ci stiamo esponendo.
Ma dopo le parole dello scrittore è scoppiato l'inferno. Web impazzito, chi a favore chi contro, Erri che viene descritto come "cattivo maestro" e come militante di Lotta Continua.
Fino ad arrivare alla denuncia di istigazione al sabotaggio che LTF, la società che sta realizzando la linea ad alta velocità, ha minacciato di fare contro di lui.
Si sta strumentalizzando il suo passato con informazioni parzialmente attendibili.
Hanno parlato di istigazione al terrorismo e alla violenza.
E questa sera, ancora arrabbiata mi è venuto in mente quello che avevo scritto su di lui due anni fa.
Avevo parlato della sua vita, della sua forza, della sua poesia.
Di lui.
Ecco il brano e poi se vorrete ne parleremo ancora insieme.



" E' UN RARO PRIVILEGIO AVERLO AVUTO IN TRASMISSIONE QUESTA SERA"
Questo il commento di Fabio Fazio al termine dell'intervista di ieri sera al grande scrittore Erri De Luca.
Vorrei riassumervi brevemente per prima cosa la sua vita, che spiega meglio di milioni di parole ll suo essere.
Nasce a Napoli nel 1950.
Ha 18 anni nel 68' e li vive intensamente e pienamente. Potrebbe diventare un diplomatico, carriera alla quale sembrava destinato, ma vi rinuncia.
Negli anni 70' è dirigente attivo nel movimento di estrema sinistra Lotta Continua guidato da Adriano Sofri.
Al momento dello scioglimento di LC, non accetta la clandestinità e convince il servizio d'ordine romano a seguire la sua stessa strada.
In Italia fa vari mestieri, operaio alla Fiat, magazziniere all'aeroporto di Catania, camionista, muratore.
Lavora anche in Francia, in vari cantieri a contatto con diverse umanità, europee e africane.

Scrive, ma il suo primo libro "Non ora non qui" lo pubblica a 40 anni.
Durante la guerra nella ex Jugoslavia è conducente di convogli umanitari a destinazione della popolazione bosniaca, e il suono dei bombardamenti gli resta  impresso profondamente; lo collega a sua madre e al suono delle sirene dei bombardamenti che lei sentiva durante la guerra a Napoli.
Ha una passione sfrenata per la cultura ebraica, vuole tradurre la Bibbia e impara da autodidatta lo jddish.


Oggi esce il suo nuovo libro "I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI"
" Il mio corpo non mi sta a cuore e non mi piace, E' infantile e io non sono più così.Lo so da un anno, io cresco e il corpo no rimane indietro. Perciò se pure si rompe, non importa. Anzi, se si rompe, da lì dovrà venire fuori il mio nuovo corpo".
Storia di un bimbo che non riesce a scrollarsi di dosso il suo fisico bambino e allora deve farsi fare male da altri per poter provocare la rottura e crescere.

Io AMO Erri De Luca, e lo considero il più grande scrittore italiano contemporaneo.
Queste sono alcune sue parole lasciate durante l'intervista di ieri sera.

Sui libri: i libri con i quali sono cresciuto nella stanza di mio padre, sono stati il mio materiale isolante dall'esterno e verso di loro ho affezione.

Sugli Adulti: in questo libro parlo di me bambino perchè io adulto non lo sono stato mai, sono diventato anziano senza passare da adulto.

Su Napoli: la città è la santa dello scandalo. E' in mezzo al mediterraneo come il mese di maggio è in mezzo all'anno; è aperta, spalancata e senza difese, chi l'ha voluta se l'è presa. Sembra solida sopra ma è costruita sul tufo e vuota sotto, per questo è doppia metà zavorra e metà salvacondotto.

Sull'Italia: la nostra terra io la vedo non come uno stivale, ma come un braccio con le isole a fianco come fazzoletti, è aperta, protesa verso il resto del mondo.Noi siamo gli eredi delle repubbliche marinare e allora lasciamo passare i nuovi mercanti, la loro merce è nuova forza lavoro.
Lasciamo che gli altri popoli arrivino e ci attraversino; noi siamo solo il ponte verso il loro futuro.


Ora a voi sembra che chi è capace di esprimersi così sia anche capace di istigare alla violenza e si possa augurare un ritorno al terrorismo?



De Luca in tutta risposta a questi attacchi per ora ha detto che in Val Di Susa (ricordando anche come lui ami la montagna ) ha solo ricevuto lezioni di coraggio e di passione civile e che si augura che venga un governo meno stupido degli altri, un po' meno interessato a spartirsi gli utili degli affari, da lasciar perdere, magari in sordina.

Speriamo.



Nuovo singolo di Luciano Ligabue.
Ci sta.