AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

26 febbraio 2014

Una collezione da Barbie!










Oggi facciamo un esercizio ludico.
Tra le tante manie più o meno curabili da cui sono affetta, un posto d'onore (pure oneroso) spetta  alle mie bambole preferite.
Tornando indietro nel tempo a mo' di gambero, posso risalire con certezza all'attimo in cui si presentò per la prima volta la malattia.
Un giorno di Natale sospeso nel tempo.
Mia sorella Pia ed io.
Scartavamo i nostri regali. Allora, come ben sanno gli amici che ad occhio e croce hanno la mia età, i giochi che arrivavano erano uno, due al massimo.
Era già stato faticoso ai tempi, convincere i miei e festeggiare con doni anche il  giorno di Natale.
Perché, per noi figli di ferrovieri, c'era solo una possibilità: la befana delle Ferrovie.
E invece, dopo avere puntato i piedi per molto tempo, avevamo ottenuto di festeggiare anche babbo Natale. Tombola!

Dal mio pacchetto spuntò una barbie bionda e in costume da bagno. Rigida, come un baccalà. Capelli che avrei tagliato in un amen e un vestitino rosso con stivali che le avrei infilato immediatamente. Quella cosa lì, era troppo diversa da me.
Pia aveva un pacco enorme. Da cui venne fuori il più bel bambolotto del mondo. Biondo, occhi azzurri, completino celeste. Col biberon e il pannolino.
Una meraviglia.
Un nome, un programma: Cicciobello.

I nostri regali ce li eravamo scelti. Li avevamo chiesti. Ognuna di noi ebbe quello che aveva desiderato.
Eppure, appena vidi quel bimbo in miniatura, scaraventai la fanciulla in bikini in terra e assaltai il regalo di mia sorella.
Ci furono urla, pianti, capelli che a ciocche restarono tra le nostre dita.
Mia madre ci separò. E mi mise in punizione. Credo che mi beccai anche un ceffone. Ma non posso giurarvelo.

Odiai la mia Barbie inizialmente, ma poi... Crebbe la febbre.Dopo la prima ce ne furono molte altre. E poi la casa di Barbie, la macchina di Barbie, ecc...ecc...ecc...

Creai dei vestitini a maglia e all'uncinetto. Insomma fino ai 12 anni (ESATTAMENTE), il mondo della bambola Mattel fu il mondo che frequentai più a lungo.
E poi la mollai in angolo. La cancellai presa da ben altri amori.

Qualche anno fa, bazzicando uno dei mercatini dell'usato del milanese di cui siamo assidui frequentatori(anche la mia metà è un collezionista ma di treni interi e in scala) vidi la Barbie spring blossom.
Doveva essere mia. Mi ricordava la prima vera passione della mia vita. Si aprirono le danze e cominciò la mia collezione.


Barbie Spring blossom 1995


Man mano aumentarono andando in  parallelo  con le mie turbe. Il tempo malvagio fa la sua parte, io invecchio e male. Loro in eterno restano bellissime.



Barbie Colazione da Tiffany 1998


Barbie Colazione da Tiffany 1998

Barbie Vacanze Romane  2013


Barbie Grace Kelly 2011
Barbie sposa 2009

Barbie My Fair Lady 1996



Barbie Burberry 2001


E a voi piacevano le Barbie?
Qualche risposta già me la immagino ghghghgh!



24 febbraio 2014

Flash mob letterario


Flash Mob letterario

Il 1° Marzo aderisci al flash mob letterario:

- indossa un fiocco bianco
- compra un libro
- condividi una foto con il libro acquistato

Alcune libreria fanno sconti, altri regalano qualcosa... insomma è una bella iniziativa, non trovate?

Il motore di tutto e l'onlus Fondazione Caffeina cultura.



Ecco il link dell'evento

https://www.facebook.com/events/636458136391334/?notif_t=plan_user_invited

Se ci sono eventi collegati nelle vostre città fatemi sapere.
Grazie a Stefania del blog Odore intenso di Carta sono venuta a conoscenza dell'iniziativa e ho subito replicato sul mio blog.

Le foto poi, le posterò sul mio blog se vorrete inviarmele tramite  messaggio privato.
Potete usare la casella al lato destro.


22 febbraio 2014

Sanremo 2014: il Festivàl della lentezza



Sono cinque giorni che ci propinano "La Bellezza" al Festivàl della Canzone Italiana.
Ce l'hanno condita in ogni salsa e canzone possibile. Accompagnata dai festeggiamenti "Amarcord" dedicati ai sessant'anni della Rai Radiotelevisione Italiana.

Ora, capisco che il prossimo 2 marzo ci sarà un nostro film in corsa per gli Oscar. Titolo del film " La Grande Bellezza".
Capisco che si tenti di veicolarlo in "ogni luogo e in ogni lago".
Capisco che con molta probabilità lo vincerà sto' Oscar.
EBBASTA.

Ho seguito ogni serata. Lo faccio da sempre.E che non mi si tocchi la manifestazione. Però. Stiamo parlando di una delle edizioni più noiose che io mi ricordi.E ho una memoria che abbraccia quasi quarant'anni. Direi appena meno triste e sconsolata di quelle dei "figli di" non so se ve la ricordate.

Vi pare che stia esagerando? Allora analizziamo i punti salienti.
Partendo dai presentatori.

Fabio Fazio. Nun te reggae più. Il suo sorriso melenso, l'eccesso di buonismo. Il trasportare "Che tempo che fa" sul palco dell'Ariston. Stessi amici che vediamo seduti sulle poltrone del suo programma da troppo tempo. Nessuna vivacità. Le imitazioni di Pippo Baudo. (che non mi si tocchi il Pippo nazionale potrei screlare). In realtà sta imitando se stesso ai tempi di beata gioventù. E non è che fosse particolarmente bravo già allora. Una tristezza infinita.
E poi la scelta scriteriata di dare grande spazio a big ma obbligarli a presentare due canzoni. Che già si fa fatica a comporre qualcosa di decente in versione unica. Siamo a terra con idee e situazioni. Pensare a due brani per lo spettacolo è davvero troppo. La gente resta smarrita. E quando vota poi, lo fa per sfiancamento e un po' a caso. Riuscendo a penalizzare le canzoni migliori.
Come è successo per Cristiano De Andrè. Per Arisa, Gualazzi e Rubino. Di quest'ultimo quella non scelta era davvero bellissima. Peccato.
Ha sfiorato il patetico con la Letitia Castà. Che senso aveva richiamare l'attrice e farle cantare brani della nostra cultura televisiva con voce incerta (per non parlare della pronuncia) trasformando il siparietto musicale da celebrativo a ridicolo. Con lui che sembrava la versione povera dell'ispettore Clouseau. 

Luciana Littizzetto.
Grande professionista prestata per la seconda volta al palcoscenico dell'Ariston. La sua classe e la sua ironia non si discutono. Se qualche volta mi sono risvegliata dal coma soporifero in cui crollavo a intermittenza, lo devo solo a lei. 
Ma si vedeva lontano un miglio che ci è tornata a forza. Che Fabio Fabio si sarà messo in ginocchio sui ceci per convincerla. 
Ha fatto del suo meglio. Ci ha incantato quando ha diviso il palco con la sua amica Franca Valeri. Mi è sembrato un passaggio di testimone. 
Ci ha fatto sorridere ballando (si fa per dire) con la nostra Raffa nazionale e scuotendo le "meravigliose" spallucce da Mazinga.
Ed io in quel momento, ho pensato che sarebbe stato bello un Festival con le due bionde nazionali sul palco. 
Due forze della natura. Due colossi.
Lasciando i Fabio Fazio a casa. For ever and ever.

Altra nota dolente è stata la celebrazione in sè della Rai. Per i malinconici e i #aimieitempisìchec'eranogliartisti è stato tutto meraviglioso e senza tempo. Raffaella Carrà, Renzo Arbore, le gemelle Kessler, Gino Paoli, Franca Valeri.
MA DIAVOLO, SONO PASSATI CINQUANT'ANNI. Non è possibile che solo loro ovvero i dinosauri, debbano  rappresentare la nostra televisione in eterno.
Qualcuno più giovane no?

E poi, tutto quel tempo. A discapito della vera unica novità: i giovani.
Che quando è andata bene e cioè ieri (per loro la finale), sono riusciti ad esibirsi dopo le 22.30.
Le altre sere abbiamo dovuto aspettare mezzanotte e mezza. E chi poteva votarli? I loro familiari, gli unici che provvisti di termos di caffè capienti, ce l'hanno fatta ad aspettare. Oltre me e pochi amici su twitter che soffriamo d'insonnia e sotto l'hastag di #mifacciailfestival ci siamo divertiti a commentare e dissacrare tutto e tutti.

Erano belle canzoni. Nomi come Rocco Hunt che ha vinto, Diodato e Zibba che spero di sentire a lungo.  Penalizzate dalla lentezza precedente.

I BIG.
Ma de chè? 
Siamo alla frutta se i grandi selezionatori di Sanremo, e parlo di musicisti del calibro di Mauro Pagani, direttore artistico, si sono visti costretti a far partecipare i soliti noti. Francesco Renga, Ron, Gualazzi.
Senigallia (chi???)  povero, che si è preso pure la squalifica perché un verme invidioso gli ha puntato il dito contro, dicendo che la canzone presentata non era inedita. Aveva fatto sentire qualche strofa su richiesta di un amico, una sera in un club. Ridicolo nel paese dell'incoerenza e della mancanza di rispetto, perseguire un regolamento così pedissequamente. Per una canzone che comunque non era mai stata incisa. Se pensiamo che Chiara Civello solo due anni fa, partecipò con una canzone postata pubblicamente su you tube e cantata da un'altro artista. In questo caso, per regolamento, si chiusero gli occhi.
I due pesi e le due misure dell'italico costume.

Tornando ai selezionatori: in tutto il parco musicale italiano, sono riusciti a presentarci solo due nomi veramente interessanti. Rubino e le Perturbazioni. 
Troppo poco a mio parere. Un piccolo sforzo in più? Tanto basta per essere davvero preoccupati per il pop italiano. Se siamo costretti a estrapolare  le novità dai bacini dei talent. Vero, ci siamo risparmiati i figli di MDF, per questa edizione.
Ma non è che ci sia andata comunque meglio.

Conclusione. 
Con molta probabilità vincerà Francesco Renga. Una bella storia di corna portata sul palco della musica italiana. E direi che ci sta tutta. Ci rappresenta. Corna&sgambetti sono la nostra fotografia.
Arisa si dovrà accontentare del secondo posto. La canzone è di gran lunga meno bella di quella di due anni fa. Ma questo passava il "convento Sanremo".
Sulla terza posizione sono in dubbio tra Giusy Ferreri e Gualazzi.
La prima la sento già alla radio. Il secondo è amatissimo dal pubblico.
Bravo eh. Ma anche nel suo caso era buona la prima.
Nessun dubbio sul premio della critica a Cristiano De Andrè. Finalmente sta provando a scrollarsi di dosso il cognome importante. Solo che lo fa assomigliando sempre più a suo padre ogni giorno che passa.
La mia classifica personale.

Cristiano De Andrè: Invisibili. Ma la canzone non si è classificata per partecipare.




Renzo Rubino: Per sempre e poi basta. Meno radiofonica di Ora ma molto, molto bella.




Perturbazione: L'unica. Quella in gara mi va benissimo.




Spero di arrivare a vedere tutta la puntata fino alla fine. Visto che la lentezza mi sfianca.
La vera condizione celebrata dal Festivàl.

L'anno prossimo è probabile lo presenti Carlo Conti.
Sto organizzando una vacanza per lo stesso periodo. Vorrà dire che me lo racconterete voi.













19 febbraio 2014

Francesca Del Rosso: Wondy








Il libro di Francesca: WONDY

E' stato un onore per me conoscerti. E  seguirti ogni giorno attraverso il tuo blog. Imparare a volerti bene. Sentire sotto la mia pelle la forza pulsante delle tue parole.
Diventare più forte perchè tu eri forte. Sorridere mentre tratteggiavi su di un foglio di carta il viaggio che volevi fare. Alla fine del tuo percorso di lotta.
Partendo da un'aereoplanino svolazzante per arrivare ad un bicchiere di moijto sotto una palma.
Ma ho dovuto aspettare di leggere il tuo libro per scoprire che avevamo un'eroina in comune.
Avrei dovuto immaginarlo prima: i segnali c'erano tutti.
Da ragazzina anche io sognavo un mantello azzurro e una corona con al centro una stella. Un body rosso  e calzoncini corti stellati. Una cinturona dorata in vita.
Degli stivali col tacco e una giravolta. Un lazo con cui catturare l'uomo dei miei sogni.
Non invulnerabile ma fortissima. La regina delle Amazzoni. 
A me bambinetta timida sempre fuori posto e fuori luogo, quella fanciulla grintosa e coraggiosa assurgeva a mito insuperabile.
Avrei voluto scrivere come Jo March ed essere invincibile come Wonder Woman.
Poi ho sbattuto il naso su di una realtà evidentissima. Non avevo tempra e  capacità io, per ambedue le cose. Soprattutto per la seconda.
Certo, non pretendevo di avere poteri da supereroi ma almeno un pizzico di sicurezza in più e di forza per affrontare sta "vitaccia".ECCHECAVOLO.
La sicurezza me la sono data da sola. La forza invece va ad intermittenza. Non sono una roccia e ogni tanto qualche colpetto dato al momento (GIUSTO E FORSE NO) mi fa barcollare.
Poi mi riprendo, ma con tanta fatica.
Invece tu, tu sei davvero LA ROCCIA. Lo sei stata per tutte noi che ti abbiamo accompagnato, con il nostro bagaglio di affanni e di malanni nei mesi di cure che hai dovuto affrontare. Che alcune di noi ben sapevano di cosa si stava parlando.
Perchè tu c'eri. Sempre.
Ci sei stata con il sorriso e con l'ironia. Anche quando la chemio ti riduceva ad un groviglio di dolore e riuscivi a parlarcene senza perdere la speranza, nemmeno per un attimo.
Dispensavi consigli e liste. Ci facevi sorridere parlando di ghiaccioli al limone e sushi. Ci narravi dell'organizzazione del tuo viaggio post terapia che sognavi. E che poi hai fatto, in Thailandia.
Alla fine è arrivato il libro.
Dove narri del tuo cancro (perchè bisogna nominarlo il bastardo), senza peli sulla lingua.
Wondy c'è dentro, tutta quanta. Con la sua energia e con i suoi momenti di sconforto. Non hai risparmiato nulla. L'umanità e la debolezza. La paura fottuta. E la voglia di farcela.

Dal libro:

Ho sentito dentro di me una irremovibile volontà di vincere, e una fermezza senza precedenti. E immobile in silenzio, mi sono fatta una promessa, un giuramento. " Farò tutto quello che è in mio potere. Non mi vergognerò, non mi autocommisererò, non mi farò abbattere da questo male e non mi spezzerò."

C'è chi di fronte a tanto dolore trova risposte all'interno della famiglia. Senza nemmeno accorgersene si chiude a riccio, blinda porte e finestre, spegne il cellulare e non si collega più a web e social network.
Come se così potesse nascondere la sua malattia e quindi non averla. C'è chi ha talmente tanta paura di morire che vuole vivere ogni secondo, minuto, ora dell'esistenza dei propri figli e si fa assorbire completamente da loro estraniandosi dal mondo. Ogni donna reagisce a suo modo e non ce n'è uno giusto e uno sbagliato. Io sono Wondy, una tritasassi, una macchina senza freni e questi sassolini hanno dimostrato, in primis a me stessa, che non mi fermo davanti a niente e nessuno.


E al tuo hastag #wondysonoio bisogna farsi trovare pronte. E rispondere sì Wondy è tutte noi. Un pezzettino di supereroina da tenere stretto al cuore.
Tu ci hai insegnato che, se si riesce a vincerlo(che si spera diavolo), può davvero darci l'opportunità di essere diversi e migliori. 
#WONDYBELLA

PS: e grazie, da parte di quel gruppo di ragazze sui titoli di coda.




Mariella, Francesca (Wondy), Roberta e Giada


Eccoci ieri alla presentazione: Mari, Francesca e Robbi





Francesca alle prese con una dedica






Scheda libro: Francesca Del Rosso - WONDY ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro - Rizzoli Editore

15 febbraio 2014

Il tempo cattivo e gli uragani.






Immagine  presa dal web




Ho passato la mattina del sabato in libreria. Avrei potuto fare un salto alla BIT, visto che oggi era l'unico giorno in cui era aperta al pubblico ma in tutta sincerità, solo l'idea di arrivare fino a Rho, girare tra i settori e accumulare cataloghi che con molta probabilità dopo il primo istante avrei lasciato da parte per mesi e poi buttato senza rimpianti, mi ha fatto desistere.

Mio marito invece ci è andato, ma dopo due ore era già di ritorno. E questo la dice lunga.

Ci sono stati anni in cui all'appuntamento con la Borsa Internazionale del Turismo non mancavamo mai.
Ci passavamo un giorno intero. Catturati dai vari spazi. Italiani e esteri. Compagnie turistiche e di viaggi. Sognavamo e prendevamo nota. Poi ispirati dall'onda del momento decidevamo dove andare d'estate.
Da tempo non accade più.
Si viaggia di meno. Siamo concentrati su di un periodo di tempo inferiore e di solito programmiamo il viaggio importante una volta ogni due-tre anni. Una questione economica non è che ne faccia mistero.

Quest'anno per esempio vorremmo fare una vacanza tranquilla in un posto di mare. In Italia. La nostra terra bellissima. E tra Puglia e Campania,  abbiamo solo l'imbarazzo della scelta.
Rimanendo a casa, chiaramente. Facendo serenamente i conti con  il nostro portafoglio.

Insomma vedremo.

Intanto la BIT ha perso molto del suo fascino.
Quello che ho notato negli ultimi  anni è che  il tono si è abbassato come giusto che sia, visto che con la crisi non è che si abbia tanta volta di girare il mondo. E bisogna fare attentamente i conti nelle nostre tasche per decidere se convenga o meno una vacanza.
Penso che anche i grandi operatori del settore, ne siano ormai consapevoli e agiscano di conseguenza.
Mi farebbe piacere parlare con qualcuno di loro  e provare a chiedere che cosa si aspettano da un tessuto sociale ormai estremamente impoverito che di sicuro sta rinunciando all'indispensabile; figuriamoci se guarda al superfluo.
Dovranno tornare a contare sui pochi. Quelli ricchi davvero, che lo erano prima e lo sono ancora di più adesso.
Perché per molto tempo solo loro potranno viaggiare in lungo e in largo. Come del resto hanno sempre fatto. Così potrebbero evitare di dire emerite stronzate. Oggi leggendo su La Repubblica come John Elkann, si permette di dire ai giovani che sono poco ambiziosi, non cercano lavoro e stanno bene a casa, mi si sono arruffate tutte le penne di gallinella anzianotta che non  sono altro.
Una vera testa di emme, il signorino. Già, se pensiamo che lui da sempre il lavoro ce lo aveva in casa.
La "fabbrichetta" di famiglia, a vent'anni già nel CdA.
E credo abbia girato il mondo con soldi non guadagnati da quando è nato.
E penso a noi. Alle persone normali. Quello che vivono grazie a quanto si sono costruiti con le loro forze. Senza aiuti e senza famiglie alle spalle.
Sì lo so, sono andata fuori tema, ma sono fatta così, mi girano.
In un tempo duro e fatto di sacrifici, leggere di uno che non sa nemmeno di cosa sta parlando e si permette di pontificare con una prosopopea infinita, mi ha fatto strabordare.

Noi siamo in una nave piena d'acqua.E l'unico strumento che abbiamo per svuotarla è  un secchiello di plastica. Non abbiamo tempo per le filippiche di ragazzini viziati  troppo presto dalla vita  e  che di sicuro non ci meritiamo.

La fascia economica media che per un lungo periodo si era data ai viaggi e all'esplorazione, illudendosi di essere salita di qualche gradino sulla scala sociale, facendo ottenere loro un vero boom del turismo di massa, ora sta cercando di rimanere in piedi dopo l'uragano.
A quella più bassa mancano anche i fondamentali ormai.
Le piogge torrenziali restano. Il futuro è plumbeo come il cielo che ormai da settimane vediamo qui a Milano. Per non parlare di Roma. Roma???
Si deve pensare a sopravvivere. A trovare i soldi per la spesa e per le cure mediche. Per la scuola dei figli. A mantenere il posto di lavoro in bilico.
Non abbiamo più il tempo e la voglia di luci, serate disco e aperitivo. Giochi e tour di sette giorni in sette capitali europee.
Vorremmo la stabilità a casa nostra.
E finché ci mancherà la terra sotto i piedi non avremo voglia di calpestare quella degli altri.
Questo è tutto.
No.
Aggiungo: Elkann per favore la prossima volta tieni a freno la lingua. Non ti hanno insegnato a contare fino a dieci prima di parlare?

12 febbraio 2014

Acropoli o necropoli?



Domenica sera ho guardato la partita. Ma era un bel po' noiosa e allora ogni tanto facevo zapping.
In uno dei miei soliti giretti sono finita su Rai 3. E sul divano di "Che tempo che fa" si discuteva di San Remo.

Sessanta anni di televisione italiana e sessantaquattro di Festivàl (come diceva Mike Bongiorno).
Per questo motivo tra Fabio Fazio, Elio e Massimo Gramellini a disquisire era presente anche la moglie del Mike nazionale, Daniela Bongiorno.

In tutta sincerità quella donna ha il potere di lasciarmi a bocca aperta.
La trovo agghiacciante. Badate bene non per quello che dice o che fa. Sembrerebbe del tutto dedicata alla memoria del marito. E pertanto le va tutto il mio rispetto.
No, parlo del fisico.
Ci sono stati dei primi piani impietosi. Il regista sembrava un avvoltoio appollaiato sul ramo di un albero che ogni tanto planava giù e faceva un boccone della miseria fisica di una donna.
Pelle lucida e tiratissima, zigomi così gonfi che la camera d'aria delle gomme di un auto sparirebbe al confronto. Un naso piallato e ridotto al fratello minore di quello di Michael Jackson.
E la magrezza? Boh!

Ho girato lo sguardo su di me. Quasi un riflesso incondizionato. Va bene sono più giovane. Ma molte tra le mie coetanee una puntatina dal chirurgo estetico l'hanno già fatta.

Ho tutte le mie rughe. Segni degli anni che passano ai quali non intendo rinunciare. La pelle resta bella perchè faccio una vita sana e regolare. E forse anche perchè c'entra molto l'ereditarietà. Mia madre ha ancora una pelle fantastica.

Il mio naso non è perfetto. Ho una piccola gobbetta che, causa anche gli occhiali da vista, con il tempo è diventata più pronunciata.
I miei zigomi non sono mai stati altissimi. Col tempo cederanno come è naturale che sia.
Nel complesso non dimostro gli anni che ho, ma non è che me ne frega più di tanto.
E' proprio questo il punto.
Sto bene con me stessa. Sto bene con i miei segni del tempo. Rabbrividisco quando vedo donne capaci di trasformarsi in replicanti alla Blade Runner per fingere di avere un'età lontana da quella anagrafica.
Tutte uguali, tutte gemelle. Tutte finte.

Tutte a scrutarsi allo specchio e tra di loro ogni santo giorno.
La palpebra che cala, la ruga d'espressione attorno alla bocca, la cellulite sulla gamba destra, il gluteo che scende precipitevolissimevolmente!
Occorre trovare una soluzione immediata. E partono le consultazioni. Cosa sarà meglio una punturina di acido iarulonico o sarà meglio un leggero botulino?
Tanto per rimpolpare lì o qua!
E quando non basta più ecco che cominciano i pellegrinaggi alle mecche estetiche.
L'amica dell'amica della mia amica mi ha consigliato il dottor Losofarebene ma anche Nonlasciotraccia è altrettanto competente.

E via, si spacca il porcellino, si striscia la carta di credito o si fa un bel bonifico con i soldi della vacanza studio della figlia.
E quando finalmente il viso è ormai lo stesso replicante della famosa attrice o presentatrice o nullafacente presente nei vari programmi televisivi,  ecco solo allora ci si sente soddisfatte!!!

E il mio pensiero è andato al monologo di Meryl Streep in I Segreti di Osage County.

L'ho visto da poco e vale la pena di andare di corsa al cinema anche solo per la scena in cui Julia Roberts le da di santa ragione alla madre Meryl Streep.
La protagonista Violet (una strepitosa Meryl Streep e che ve lo dicoaffà) istruisce tutto il pubblico attorno alla sua tavola sulla competizione tra donne affermando che chi ha più anni sarà sempre perdente. C'è sempre una donna più giovane. E non si può competere. non c'è alcun rimedio e nemmeno il trucco aiuta. L'unica ottantenne pimpante che  conosce è Sophia Loren e l'unica donna che poteva esibirsi senza trucco era Elisabeth Taylor eppure di trucco se ne metteva una tonnellata. Insomma non resta che rassegnarci.

E se lo dice Meryl.







09 febbraio 2014

Il libro del mese: Limonov






INCIPIT:

Ho accarezzato l'idea di leggere il libro di Carrére per mesi.
Forse per oltre un anno. All'inizio in libreria lo avevo visto nelle novità. Mi ci ero avvicinata spinta dalla curiosità.
E avevo letto qualche pagina. La storia romanzata di uno scrittore russo vivente.
Ero scettica. E non sarebbe una novità conoscendomi. Perché da una parte la scrittura di Carrére mi aveva incuriosito subito e dall'altra mi domandavo in che maniera mi avrebbe arricchito la conoscenza di una persona di cui ignoravo l'esistenza fino a poco prima.
Mi ero fiondata in internet però, per capire cosa si diceva di lui. E quello che avevo letto non mi era piaciuto. Personaggio controverso, un'emerita carogna, aveva vissuto tra Russia, Stati Uniti e Europa.
Quindi lo lasciavo lì sulla pila di libri in bella mostra. E mi dicevo. Ho altre cose da leggere prima.
Vedremo.
Ma ogni volta che tornavo in libreria, lui era sempre lì in attesa.
Una sera, mentre aspettavo un amico, ho cominciato a leggere il primo capitolo.
Oltre quaranta pagine in dieci minuti. Alla fine avevo deciso.
Sono poi tornata a comprarlo.


L'AUTORE:

Emmanuel Carrére è uno scrittore e sceneggiatore francese.
Chi mi conosce da tempo sa cosa penso dei francesi e dei parigini in particolare. Ad esclusione di Pennac, pochi sono gli autori che mi hanno catturato.
Ma lui mi piace. Per nulla sborone. E non solo per la scrittura asciutta e senza enfasi. Anche nelle sue debolezze. Uno che è riuscito a scrivere una lettera erotica alla compagna e a farsi lasciare per questo. Ma anche, tornando seri, uno scrittore che riconosce apertamente quanto scrivere del suo protagonista lo abbia messo in difficoltà. Perchè non gli piace e non gli piacerà fino all'ultimo. Nonostante il tempo trascorso insieme per la stesura del romanzo. Di sicuro un gran pregio. Ci mette in difficoltà e ci lascia ampia libertà di giudizio.


IL PERSONAGGIO:

Eduard Limonov. Il "bastardo" protagonista del libro mi attraeva e mi respingeva. Di sicuro non lo si poteva ignorare.
Grande potere ha la scrittura di Carrére, scorrevole  e intensa. Eppure l'uomo, Limonov, cominciava a conquistarmi. Un personaggio negativo e fiero di esserlo.
Un avventuriero cinico e spavaldo. Alle volte così controcorrente da risultare grottesco.
Quasi come i grandi protagonisti delle grandi epopee del suo paese.
Un negativo. Uno "stronzo" fiero di esserlo.
Uno che ti piacerebbe vedere piegato in due per terra e prenderlo a calci.
Per le ossessioni di cui vive, per il disprezzo che ha degli altri.
Limonov conosce tutto, abusa di tutto. Sarà bohemienne in Russia, balordo e alcolista negli Stati Uniti.Domestico a Manhattan per un miliardario. Autore di successo in Francia. Ribelle guerriero nel Balcani. Finito a fare il guru in patria di un gruppo di disperati che cercano di ribellarsi allo strapotere di Putin, l'ultimo zar. Detenuto in Siberia. Forse il punto più alto e più sereno della sua vita.
Non dimenticherà mai di essere figlio di un povero soldatino prezzolato dal governo sovietico. 
E combatterà tutta la vita per scrollarsi il ricordo della sua famiglia dalle spalle.
Con la consapevolezza di riuscire a rimanere sempre se stesso.
Controverso e indomabile pur nella sua delusione.
La sua lotta contro Putin è storia recente. Ma solo per noi.
Ieri a proposito dei Giochi Olimpici invernali di Sochi ha detto: A Putin non importa nulla delle Olimpiadi se non fosse per il fatto che sono stati spesi troppi soldi.
Ancora una volta è una voce fuori dal coro. Come quando parlava di Gorbaciov a suo dire colpevole dello sgretolamento dell'impero sovietico.

Ci sono state cose degli ultimi cinquanta anni della storia Russia che ho compreso molto meglio leggendo il romanzo. Ed è secondo me, altro punto di pregio dello stesso.



IL ROMANZO:

"Peggio di tutto è quello che scrive il domestico sul bambino leucemico...
E va bene morirà di cancro, il piccolo, e chi se ne frega! Sì e un bel bambino, sì che pena, ma io ripeto; chi se ne frega! Anzi meglio così. Che crepi, quel moccioso figlio di ricchi, sono contento, Perchè dovrei fingere tenerezza e pietà mentre la mia stessa vita, seria e unica, è distrutta da tutti quei merdosi, senza nessuna eccezione? Muori, bambino condannato! Non ti aiuteranno nè il cobalto, nè i dollari. Il cancro non rispetta il denaro. Offrigli pure miliardi, lui non farà marcia indietro. E è bene che sia così: almeno una cosa davanti alla quale siamo tutti uguali."




Da leggere. 

Anche solo per il fatto che la nostra storia di lettori è costellata di eroi negativi. E dal Capitano Achab in poi, sono tanti quelli che alla fine sono riusciti a farci dire: però, come lui nessuno mai. E ci hanno tenuti ancorati alle parole fino all'ultimo respiro dell'ultima pagina letta.




04 febbraio 2014

Inquietudine



La giornata è quasi alla fine.
Mi sono seduta a guardare uno dei miei telefilm preferiti.
La terza stagione di Revenge.
Siamo alla seconda puntata ed Emily, la protagonista, è sempre più intenzionata a distruggere la famiglia Grayson.
Sono tranquilla all'apparenza e cerco di seguire la puntata.
E invece no.

E' tutto il giorno che ripenso ad una frase di Pessoa  che amo molto.
Sarà che abbiamo parlato di amore e di tradimenti e anche di possesso.
E ho pensato che spesso noi sentiamo di appartenere a qualcosa o a qualcuno.
Pessoa diceva che appartenere era una banalità.


" Essere è essere libero. Niente legami neppure con noi stessi. Liberi da noi stessi e liberi dagli altri."


E ho pensato alle convenzioni a cui ci costringiamo.
A quello che ci costa.

E se stessimo sbagliando tutto?















01 febbraio 2014

Tradimenti & Co.



Ho appena finito di ascoltare l'ennesima brutta storia di corna.
Le chiamo così e che ci posso fare.
Una conoscente che mi ha raccontato per quasi un'ora la fine della sua storia.
Mi spiace tanto. Ha scoperto che il compagno la tradiva da mesi con una collega.
Pure banale.


Anni insieme, dei figli. Il pensiero che il percorso iniziato possa durare per sempre.
Poi l'affaticamento della vita. Il quotidiano. Ognuno in questi casi tenta di darsi una spiegazione logica. Sia che  il tradimento lo si scopra in maniera violenta o dopo mesi di sospetti. Fino alla certezza.
Dopo i primi momenti di rabbia. Dopo le parole vomitate addosso. Dopo le lacrime e le recriminazioni. Ci si pensa.
Ci si guarda allo specchio.
Spesso se è la donna la persona tradita, il pensiero va al proprio fisico. Si fanno paragoni. Lei è più giovane; è più bella. Non ha avuto figli e ha un fisico da sballo.
Io invece...
E si pensa alla vita, agli ultimi anni appena trascorsi.
Le corse, il lavoro, il desiderio che si affievolisce. I pensieri legati alla situazione economica che non è mai facile o brillante.
L'adattarsi alle cose. L'abitudine.
Il dare per scontato che dall'altra parte sia sempre bello, sempre perfetto.
E soprattutto il non parlarsi.
Il muro che si alza. Piano piano, e la strada che, pur iniziata insieme a volte ci porta a crescere in maniera diversa.
Mah...
Lo so che quello che sto per scrivere forse non vi troverà tutti d'accordo.
Ma è il mio pensiero.
Il tradimento, l'altra o l'altro sono solo una conseguenza della crisi di un rapporto già in atto. Silenziosa a volte. Perché i problemi si preferisce accantonarli. Ci sono altre priorità. La famiglia, i figli, la salute.
Invece il rapporto in sè viene messo da parte. Se c'è qualcosa che non va si apetta, in attesa che arrivi il momento adatto per affrontarlo.
Ma poi non succede mai.
Dopo che accade?

Dopo le scuse, le lacrime e le richieste di perdono che cosa si fa?
Si prova a parlare?
Si prova sinceramente a cercare di capire? 
Oppure il/la traditrice non ha più alcuna possibilità?

Nel caso specifico lui è già fuori di casa. Ha provato a giustificare il tutto come un attimo(?) di debolezza. Ma lei non ha creduto al momento che durava da mesi.
Ed ora è sola, ferita, delusa. Risoluta ad andare avanti nella sua vita senza quell'uomo che ormai disprezza.

Ma è la strada giusta? Lui/lei sono gli unici colpevoli?

Io me lo sono chiesto. Scavando a fondo nella mia poca esperienza in materia direi che probabilmente farei delle domande a me stessa per prima.

Poi passata la rabbia che, cazzo sarebbe una roba che mi farebbe marcire le budella, proverei a domandarmi quanto di serio c'era e quanto invece solo di debolezza.
Se fossi in grado di trovare la forza di avere ancora fiducia in lui.
Sarebbe il mio unico, vero e grande problema.
Forse e dico forse, proverei a dare un'altra possibilità.

Vero è che mi riesce facile. Sono una donna che ama molto il suo uomo ed è riamata. Ma nonostante questo la mano sul fuoco non ce la metterei mai.

Forse perché mi è accaduto in passato.
Non era una cosa leggera. Era una storia parallela. Durava da molto tempo.
Non ho perdonato e non ho dimenticato. Mi è servito soprattuto a realizzare che nella vita mai dire mai.


E a voi è mai capitato? Cosa avete fatto? Avete respinto o avete perdonato?
Vi siete chiesti se magari succedesse a voi come reagireste?


Ne vogliamo parlare?