AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

30 maggio 2014

Le parole.










Le parole non hanno occhi nè gambe
non hanno bocca nè braccia
non hanno viscere
e spesso nemmeno cuore
o ne hanno assai poco.

Non puoi chiedere alle parole
di accenderti una sigaretta
ma possono renderti più piacevole
il vino.

E certo non puoi costringere le parole
a fare qualcosa che non vogliono fare.
Non puoi sovraccaricarle
e non puoi svegliarle
quando decidono di dormire.

A volte le parole ti tratteranno bene
a seconda di quel che gli chiedi di fare
Altre volte ti tratteranno male
qualunque cosa tu gli chieda di fare.

Le parole vanno e vengono
qualche volta ti tocca di aspettarle a lungo
qualche volta non tornano più indietro.

Qualche volta gli scrittori si uccidono
quando le parole li lasciano.

Altri scrittori fingeranno di averle ancora in pugno
anche se le loro parole sono morte e sepolte.
Fanno così molti scrittori famosi
e molti meno famosi che sono scrittori soltanto di nome.

Le parole non sono per tutti
o per la maggioranza
esistono soltanto per poco.

Le parole sono uno dei più grandi miracoli al mondo
possono illuminare o distruggere menti, nazioni e culture.
Le parole sono belle e pericolose.
Se vengono a trovarti, te ne accorgerai
e ti sentirai il più fortunato della terra.

Niente altro avrà più importanza e tutto sembrerà importante.

Ti sentirai il dio sole, riderai del tempo che fugge,
ce l'avrai fatta, lo sentirai dalle dita fino alle budella,
e sarai diventato, finchè dura,
un fottutissimo scrittore che rende possibile l'impossibile
scrivendo parole,
scrivendole,
scrivendole.


(Charles Bukowski)

27 maggio 2014

Girovagando nei blog



In questi giorni sto girovagando molto per blog riflettendo su alcune cose. Le butto qui, così come mi vengono.
Per prima cosa ho notato fiacchezza e ripetività.
Ci sono tanti amici oltre me, impegnati a dare sempre il massimo.
Altri invece, sono quasi scomparsi.
Forse sarà il bel tempo che invita a gite al mare o in montagna.
Forse saranno gli impegni della vita che hanno preso il sopravvento temporaneo, sul virtuale.
Forse saranno le elezioni europee; ci siamo stancati un po' tutti, non sentiamo altro.
E siamo anche stufi di figurarci prossime realtà apocalittiche.
Sui blog DEL RESTO, non si parla d'altro; e questo non depone a favore di alcuni. Abbiamo rimestato tutto quello che c'era nella pentola. Ora che si è grattato anche il fondo e dato che nessuno ha la bacchetta magica, direi di voltare pagina.
A meno che non si abbia in tasca la soluzione definitiva. Che non sia l'unica rivoluzionaria che mi viene in mente: radere al suolo i palazzi del potere e ricominciare. Vabbè vado a masticare un maalox.

Forse, molto più semplicemente, è un momento in cui non si ha tanta voglia di spiegare e di parlare.
Di tradurre in frasi un momento di stasi.Chissà.


Poi ho notato che ciclicamente sul web, partorisce l'idea che sia arrivata la fine dei blog.
Che i social network, come ad esempio Twitter, stiano rivoluzionando completamente la scena e l'informazione.
E' vero che, i cinguettii sono immediati e tu in un lampo vieni a conoscenza di quello che avviene dall'altra parte del mondo. Ma sono sempre 140 caratteri e resta un limite.
Può essere divertente, per me lo è, visto che ne faccio largo uso.
Ma per approfondire e per discutere credo che non ci sia campo migliore di quello che frequento da più tempo e con più soddisfazione. 
Ovvero i blog.
E mi ci incazzo pure spesso. Proprio perché non sono il tipo da lasciar correre, proprio no.

Ma ritengo che, siano ancora lontani dall'essere sulla via del tramonto.
C'è spazio per vecchi e per nuovi.

Ora, di alcuni a dire il vero farei a meno volentieri.

Come quelli i cui proprietari ritengono di avere il dono della verità assoluta e  non si mettono mai in discussione. Se la pensi come loro bene, altrimenti aria.
Si permettono di disprezzarti e mettere in discussione il tuo pensiero anche quando non sono a casa loro. Cosa che io aborro. Perché se sei a casa di altri, per rispetto di chi ti ospita, non dovresti mai permetterti di offendere una terza persona che in quel luogo ha il tuo stesso diritto di esprimere un'opinione. Che comunque va rispettata.

Poi ci sono "I puzza sotto al naso". Non hanno bisogno di spiegazioni.

Oppure quelli che ti ghettizzano perché il tuo modo semplice e immediato di scrittura è "troppo" semplice e immediato, tanto da essere considerato banale.
Che loro sono ironici e feroci e trattano solo i par loro.

E ancora i dotati di cultura superiore, che ne fanno sfoggio in ogni mare o lago che trovano. Peccato incappino anche in figure di merda favolose. Ed io godo.

Oddio, il vasto e a volte narcisistico mondo blogger.
Lo adoro e per mia fortuna è molto, molto vasto.

E qui ci stanno bene i R.E.M. con Imitation of life.






21 maggio 2014

Franca Rame: essere una donna.



Riprendo il mio ciclo dedicato alle donne che hanno reso il mondo migliore grazie al loro esempio.
E riprendo parlando di una che è, in assoluto, tra le mie preferite.

Il 29 maggio di un anno fa se ne andava. Lasciandoci il ricordo dei suoi passi, delle sue parole e delle sue azioni.
Ma io non voglio aspettare l'anno per ricordarla. Ci saranno troppe citazioni, troppe commemorazioni. Troppe parole inutili tra qualche giorno.
Scelgo di parlarne adesso. In un giorno tranquillo mentre ricordo i suoi occhi e le sue sciarpe. Con le quali si avvolgeva come per avere bene in mente l'abbraccio di tutte le persone che l'amavano. E CHE CREDEVANO IN LEI.
Come tutte le donne che aveva conosciuto, a cui aveva stretto le mani. A cui aveva sorriso. Che aveva compreso e ascoltato. Donne di tutte le età. Di ogni collocazione geografica. Donne ferite ma anche donne serene. Donne da amare, da supportare, da incoraggiare.
Donne che imparavano dal suo coraggio. Dalla sua determinazione. 
Lei che è sempre stata in prima linea. Dagli anni 60' in poi. Appoggiando ogni causa nata per difendere e proteggere i diritti dei più deboli e non rinunciando a fare politica attiva. 
Era un personaggio scomodo e per questo più volte fu presa di mira. Si arrivò a cercare di piegarla definitivamente anche tramite uno stupro di gruppo.
Il processo per accertarne i mandanti durò anni e si concluse con l'ennesima prescrizione. Che l'atto abominevole fosse stato ordito da un'organizzazione nazionale e non locale come si tentò di far passare, è un dato di fatto. Ma nell'Italia degli abusi e dei soprusi questa è solo un'altra nota dolente.
La sua vita è un esempio per chi vuole a tutti i costi dare sostegno alla verità. Per quanto scomoda e a volte irritante possa essere.  Per me resta indimenticabile.
Come indimenticabili sono i suoi monologhi; come la sua attività di attrice. Teatro e cinema. Talento puro. 
Poco tempo fa, purtroppo solo dopo la sua morte, ho scoperto che aveva un blog sul "Fatto Quotidiano".
E leggendo i suoi post, mi sono imbattuta in alcuni scritti che mi hanno commosso. Per l'onestà. I dubbi e il dolore che ci ho trovato. Ma anche per l'amore.
C'è ad esempio una bellissima lettera dedicata a suo marito: Dario Fo.
Sarà che  io pure, amo scrivere lettere a mano. E lo faccio da "antica" quale sono. Le lettere d'amore mi ricordano che non è mai troppo complicato o difficile se davvero lo si vuole,  sedersi ad un tavolo e provare a parlare con la mente e il cuore libero, a chi ci accompagna tutti i giorni della nostra vita. Spesso senza chiederci molto; perché ci conosce come il ricordo più intimo. Come la musica più amata.
Solo per ringraziarlo/a e per dire che tutta la nostra vita non sarebbe stata la stessa, senza di lui/lei. Senza il capo da chinare sulla sua spalla e senza la carezza a volte stanca, dopo una giornata lunga e pesante.
Ecco perché la lettera di Franca mi ha commosso come non avrei mai pensato.
Ci ho visto una donna innamorata. Malata e stanca eppure non vinta.  Ancora una volta una donna come noi.



Un esempio da conservare preziosamente. Lei, il suo sguardo, il suo amore per la verità. Il suo odio per le ipocrisie e per i compromessi.

Ti abbraccio Franca e grazie da una piccola donna.

18 maggio 2014

Buon Compleanno NUTELLA!



Il 2014 è un anno pieno di ricorrenze.
Diverse bellezze compiranno 50 anni.


Partiamo dalla Bellucci. Fresca di separazione da quel gran figo di Vincent Cassel.
Come dire. L'amore finisce. Che ci si chiami Monica o Vincent, oppure Giuseppe e Viviana.
Certo Vincent e Monica sono due cavalli di razza. Direi che, per chi può, c'è strada da battere.
Un tocco di Bellucci non si nega a nessuno. Nemmeno sul mio blog. Ahahahah!

Monica Bellucci



Continuando con le bellezze nazionali (ma come saranno contenti i miei amici) non posso tralasciare la Ferillona nazionale.
Fresca di Oscar per "La Grande Bellezza". A dirla tutta un'interpretazione così così. E cerco di trattenermi.
Ma Sabbrina nostra è ormai patrimonio dell'umanità a livello internazionale. Quasi come il Colosseo.
E come il Colosseo con lavori in corso. Allora mostriamola in tutto il suo splendore. Tornando indietro nel tempo...


Sabrina Ferilli


Continuando con le bellezze italiane, mi sembra d'obbligo citare un'altra protagonista de "La Grande Bellezza" ovvero Isabella Ferrari. La parte della ninfomane ricca che seduce per una sera Gep le stava a pennello. Anche se Gep alla fine scappa a gambe levate. Come dargli torto. Dagli archivi fotografici di Saxa Rubra eccola in tutto il suo splendore di sale e di mare.


Isabella Ferrari


Passando oltre oceano (mia assoluta debolezza l'Ammerica) direi che "The Body" accampa il primo posto di diritto. Non è una grande attrice e non mi sembra abbia mai preteso di esserlo; di sicuro è quella che il tempo si è proprio scordato. Cazzarola.
Sto parlando di Elle Macpherson. Eccola in tutto il suo abbagliante splendore.

Elle Macpherson



Va bene. E ora che mi sta assalendo la "depression" e nonostante sia lontana dai cinquant'anni (ma quando mai);  mi resta da fare una cosa.
Tuffare il cucchiaio da minestra in una delle poche cose che riescono a tirarmi su, sempre. Indiscutibilmente. Meravigliosamente.
Da oltre quarant'anni mi regala momenti di felicità assoluta. Lei che ne ha dieci di più. CINQUANTA.
Vorrei tornare per un attimo al mio ultimo post. Sì, serenità e consapevolezza. Certo.
Ma la felicità vera e pura io la provo ogni volta che, chiudendo gli occhi, porto quel cucchiaio pieno di crema gianduia alla bocca.
Piacere puro.
E vaffanculo tutto.

Buon compleanno NUTELLA. 
Amica dei giorni duri e dei giorni lieti.
Sicuro porto. Assoluta certezza.

GRAZIE DI ESISTERE.







Al sesso penseremo domani.

14 maggio 2014

Alla ricerca della felicità




I bambini e la felicità (immagine dal web)





Ma voi ci credete alla felicità?
Ci pensate mai? L'avete cercata, come un rabdomante cerca l'acqua nel deserto, COME una fantasia che si prova a trasformare in realtà, con speranza o disperati?

Me lo sono domandata spesso. Ogni volta che una nuova botta mi faceva accasciare al suolo come un pugile al know out.

Mentre arrancavo sulla solita strada in salita. E cercavo di individuare l'orizzonte. 
Oppure quando la giornata era grigia di pioggia. Come le ultime di questa primavera che non si decide ad arrivare.

A parer mio, la felicità è uno stato di grazia.
Ritengo che noi uomini, al sostantivo specifico diamo troppa importanza.
Ci illudiamo e a volte sprechiamo tanto di quel tempo. In una ricerca estenuante e destabilizzante.
Senza accorgerci che è tutta in un raggio di sole. In una serata trascorsa in famiglia o con amici.
Nella risata che distende un momento critico.
Nella frase scritta ad un'amica per farle capire che è importante.
Nello spazio tutto nostro che a volte dobbiamo pretendere da noi stessi.
Nel momento appena passato.
E già lontano. Ma che tornerà.
Nelle frasi d'amore. Semplici e fondamentali. 
Nelle canzoni e nelle poesie che amiamo. 
In noi stessi.

Io, cerco di amare a piccoli passi e ogni giorno. E provo a credere che in questo consista la felicità. 




Che l'Amore è tutto
È tutto ciò che sappiamo dell'Amore,
È abbastanza, il carico dev'essere
Proporzionato al solco.

That Love is all there is
Is all we know of Love,
It is enough, the freight should be
Proportioned to the groove.
(Emily Dickinson)


11 maggio 2014

Io che sono mamma dentro





E' una ricorrenza che mi tocca profondamente.
Alla mia mamma. Quattro figli e 70 anni d'amore senza fine.
A mia sorella Daniela. Due meravigliose pesti. E la lotta  per non soccombere alle mille difficoltà che una vita di mamma e donna lavoratrice, ti pone  davanti.
A mia cognata Aicha. in realtà la quarta sorella. Al suo bambino di sangue e ai suoi bambini d'amore. Tutti uguali.
Alla mia amica Veruska. Alle sue unghie e al suo coraggio. All'istante in cui stava cedendo. E al dono inatteso, la sua bimba, arrivata come il sole all'improvviso.
Alla mia amica Maria. Anche per lei due pesti. E la stessa lotta, lo stesso sorriso con il quale affronta i giorni di sole e quelli di ombra.
Alla mia amica Raffa. Al suo tesoro bello. Alle sue corse, ai suoi affanni per riuscire ad esserci sempre, nonostante la vita da manager. Che si è mamme anche in sala riunioni.
Alle mie amiche Claudia e Lucy. Che sono mamme e sono nonne. Meravigliose.
Alla mia amica B. che è lontana. Ma che se non ci fosse io dovrei inventarmela, bella com'è.
A tutte le altre mamme, mie amiche di vita e di blog. Che ammiro profondamente.

A mia sorella Pia. Leggera come una farfalla. Generosa come solo le zie riescono ad essere.
Alle mie amiche Stefy e Luisa. Presenti sempre. Le foto ovunque. Cellulari pieni di sorrisi e di amore.
Alla mia amica Evalyn. Con un sogno nel cuore da realizzare. Che arriverà, sono sicura.
A tutte le altre amiche di vita e di blog. Che coltivano un desiderio. E a volte ne parlano, altre volte si trattengono. Di cui ho raccolto lacrime in un cestino profumato alla rosa. E sorrisi carichi di speranza.

A me.

A tutte le altre donne che sono mamme dentro.

Auguri.






09 maggio 2014

Javier Zanetti: C'è solo un capitano!

Javier Adelmar Zanetti












Il campionato è quasi finito.
Non è stato bello e entusiasmante per la nostra squadra, come non lo è stato quello dello scorso anno.
Ma lui è sempre li come noi, in questo lungo matrimonio con l'Inter.
E allora parliamone della sua e della nostra storia insieme.
Vorrei iniziare dalle sue lacrime sul prato del Bernabeu il 22 maggio 2010, mentre girava orgoglioso tenendo ben stretta la coppa con le orecchie in mano.
Gli occhi scintillanti Pupi che, come ha scritto Severgnini, ha attraversato il deserto e noi con lui.
Il capitano è un leone, anche come segno zodiacale essendo nato il 10 agosto 1973.
E' argentino nato a Buenos Aires, ma ha origini italiane friulane, il bisnonno era di Pordenone.
Prima di arrivare all'Inter aveva giocato nel Talleres dove aveva esordito nel 1991 e poi nel Banflied, ambedue squadre argentine.
Nell'estate del 1995 viene acquistato da Massimo Moratti su segnalazione di Angelillo, osservatore dell'Inter in Sudamerica.
Esordisce il 28 agosto dello stesso anno contro il Vicenza (partita che vincemmo 1-0).

Doveva essere un prestito.

Al ritiro di Beppe Bergomi dai campi di calcio prende il suo posto e la sua fascia da capitano.
Da allora in poi quella maglia a strisce nere e azzurre è la sua pelle.
Sono passati 17 anni, direi che abbiamo passato anche la scaramanzia.

Questo è quello che ha vinto:
4 Coppe Italia
4 Super coppe Italiane
5 Campionati Italiani
1 Coppa Uefa
1 Champions League
1 Coppa del Mondo per Club
796 presenze tra Campionato Italiano e Coppe nazionali e internazionali

Per uno che nasce come esterno destro e difensore destro e che è sempre stato capace di spostarsi ovunque quasi come un jolly grazie alla sua versatilità e alla sua forza fisica, direi un palma res da incorniciare.

Una forza e una costanza tale per cui in carriera fino a questo momento ha anche realizzato 21 goal.
Questa è la biografia ma vorrei raccontarvi un po' di quelli che sono i miei ricordi di lui.

Soprattutto quelli legati al mese di maggio. Che non è il mese preferito per il pubblico interista. Diciamo che in questo mese abbiamo alternato gioie e dolori intensi. Mese mai esorcizzato del tutto.

Mercoledì 6 maggio 1998 finale di Coppa Uefa
Il Mr.Simoni ci porta di nuovo in finale dopo che l'anno precedente l'avevamo persa con lo Shalke 04.
Due squadre italiane una contro l'altra, Inter e Lazio.
La serata è quella giusta,è nell'aria. Parigi, Parco dei Principi.
E' un tripudio di bandiere. In porta Gianluca Pagliuca con la fascia di capitano. Al 5° minuto Zamorano segna la prima rete.
Per tutto il primo tempo la Lazio ci prova a fermarci, ma niente.
La fotografia di quella partita è tutta al 60°mo del secondo tempo.Javier Zanetti segna un goal che è rimasto nella memoria collettiva dei tifosi per sempre e  lascia il suo segno indelebile nella storia della squadra.
Io credo che dei suoi 21 goal sia stato il più bello.


Per la cronaca c'è un terzo goal nostro, segnato da Coniglio Ronaldo allora detto "Fenomeno".
Ma è un'altra storia questa.

Domenica 5 maggio 2002 -  Campionato di calcio italiano.
Altro maggio e di nuovo con la Lazio.
Lo scudetto è quasi nostro, tutto è pronto. A casa con amici e parenti, le bandiere e le sciarpe (la mia rosa, delle monelle neroazzurre) a portata di mano.
Noi siamo sereni, la partita con la Lazio si apre bene, Vieri segna e siamo in testa al campionato.La nostra rivale, la Juventus gioca ad Udine e sta vincendo ma fino a quando la partita a Roma rimane nelle nostre mani, non c'è pericolo.
Poi all'improvviso cambia tutto, il laziale Poborsky segna e la parità ci scaraventa sotto la Juve. Poco dopo il nostro Di Biagio segna il goal del 2-1 e torniamo in cima al mondo. Ma siamo nervosi è dura reggere con questa altalena di emozioni la fine del 1° tempo e tutto il 2°.
Al 45° Poborsky segna nuovamente.
Comincia l'incubo. Il secondo tempo ci scopre arrabbiati e nervosi, il primo ad esserlo è proprio il nostro capitano. Perdiamo lucidità e non abbiamo più gioco, saltano tutti le strategie, tutti i programmi tattici del Mr. Hector Cuper. Al decimo del 2° tempo la tragedia ha il volto di Simeone (ex interista) che segna il terzo goal della Lazio. Siamo perduti, lo sappiamo.
Poco dopo a Torino segna anche la Roma e noi scivoliamo al 3° posto in classifica. La stoccata finale ce la da Inzaghi che segna il definito 4-2.
Tutti immobili. Vieri piange, Ronaldo piange, il viso del capitano è una maschera attonita. Io guardo solo lui, non riesco a realizzare per davvero cosa sia accaduto, mi sembra assurdo e troppo crudele, nei suoi occhi leggo la stessa disarmante amarezza.
Cerco di consolare come posso mio nipote di 10 anni, giunto a Milano da una piccola cittadina pugliese, con la speranza di poter festeggiare per la prima volta lo scudetto della sua squadra del cuore.
Il suo sguardo da piccolo interista ferito, non lo dimenticherò facilmente. Ma gli dico che dovrà abituarsi, sapere che ci saranno dolori e sofferenza nell'amare questa squadra, ma che quando arriveranno le gioie, per questo motivo saranno immense.

13 maggio 2003 semifinale di Champions League.
Inter-Milan 1-1 .Noi siamo fuori dalla Champions loro vanno a Manchester a giocarsela; io mi accorgo  che il capitano lì nell'angolo è a terra esattamente come noi. La partita era già iniziata male, il Milan segna il primo goal grazie a Schevchenko. Noi continuiamo a crederci e corriamo tanto giocando bene soprattutto nel 2° tempo, con grande cuore e fino all'ultimo speriamo in un miracolo finale, il capitano aveva servito palloni importantissimi a Crespo.
L'assedio al Milan è totale. Riusciamo ad agguantare il pareggio grazie ad una papera di Maldini all'82mo. Abbiati però riesce quella sera a rendere vane tutte le illusioni respingendo prima una palla di Kallon, poi l'ultimo assalto di Cordoba. La delusione per come avevamo giocato quella partita è immensa.
Si legge ancora una volta, tutta, negli occhi del capitano.

Sabato 22 maggio 2010 - Finale di Champions League.
Madrid stadio Santiago Bernabeu, Inter vs Bayern Monaco.
Stessa scena di qualche anno prima a casa mia, ma la situazione è peggiorata, unica interista tra un milanista e due juventini. Capirete che non parto con il piede giusto e mi preparo a vivere i novanta minuti più lunghi dei miei 25 anni da interista. 
E so anche che non riuscirò a stare seduta sul divano nemmeno per un attimo.
Il mio sguardo è fisso su di lui, il Capitano, come succede sempre in ogni occasione importante, lui è il baricentro, l'asse da cui si irradia tutto.
Non mi sembra nervoso, anzi ha la calma tipica delle serate eccezionali.
La squadra che Mr.Mourinho mette in campo è tatticamente perfetta.
Ci sono pesanti assenze da ambo le parti, non si è parlato d'altro alla vigilia, noi senza Thiago Motta, loro senza Ribery.
Il Bayern passa subito all'attacco con Muller che prova già al decimo minuto a farci un goal, ma non ci riesce grazie all'intervento di Samuel. Si lotta a centrocampo, Snejider ci prova per ben due volte ad infilare la porta dalla distanza con le sue solite e micidiali punizioni. E' una partita in cui il Bajern mantiene possesso palla e l'Inter attende che l'avversario si scopra. Sembra una partita di trapattoniana memoria. Al 34mo l'errore dei tedeschi arriva e Milito "Il Principe" coglie l'attimo di sbadatezza dei difensori avversari e segna. Io urlo così forte che la mia nipotina di 5 anni sdraiata accanto a me sul tappeto sgrana gli occhi e dice " zia stai bene?" e io per tutta risposta la prendo in braccio e la faccio volare facendola ridere così forte che mi propone di rifarlo, mentre io aggiungo che lo rifaremo appena, quei piccoli grandi uomini in blu e nero  che vede nel televisore, segneranno di nuovo! Lei per tutta risposta (i genitori sono juventini mi preme molto sottolinearlo) si sdraia di nuovo accanto a me e non perde più una mossa della mia squadra, attentissima. Il regista lì in mezzo ad un certo punto viene spostato dal Mister sulla fascia sinistra, per consentire il cambio voluto da Mourinho, esce Chivu ed entra Stankovic.
E al 70mo il Principe Milito si trasforma nel re della notte segnando il secondo goal. Non faccio a tempo ad urlare, mia nipote si alza e dice "aeroplanino, aeroplanino!". Non riesco a descrivere il resto della serata, la gioia, le emozioni, la stella sulla sinistra, ovvero il nostro CAPITANO,  che alza al cielo la Coppa e poi se la mette addirittura in testa!

La festa con la Coppa


Il re della notte Diego Milito


Le lacrime del nostro Capitano

Domenica 6 maggio 2012 Derby di ritorno Inter - Milan
Derby n.279 della nostra storia. L'andata l'abbiamo già vinta in casa del Milan 1-0. E' la sera del ritorno, in casa nostra.Siamo nervosi, sappiamo che c'è una flebile speranza di raggiungere quota Champions, ma dobbiamo vincere assolutamente. Dall'altra parte il Milan, lo stesso nervosismo anche per loro la vittoria è fondamentale per continuare a sperare fino all'ultima giornata(la prossima) di poter vincere il campionato. Sarà una partita sofferta fino all'ultimo secondo.L'arbitraggio quasi scandaloso di Rizzoli ci toglie un goal fatto e un rigore netto. Ecco che il primo goal arriva grazie a Milito, ma poi un rigore inesistente dato al Milan consente loro il pareggio.Finisce il primo tempo in parità. All'inizio del secondo Ibra ci punisce con uno dei suoi tiri netti. E' dura, tutta in salita.  Il Meazza è una bolgia tutta la curva nord continua ad incitare i ragazzi per dare loro il coraggio di resistere. C'è un rigore sacrosanto per noi e Milito segna di nuovo. Torniamo in parità. Altro rigore sempre per noi, sempre netto se c'è una giustizia divina nel calcio questa è la nostra serata.Torniamo in vantaggio ma non è finita. Maicon tira un bolide da centrocampo che è uno spettacolo magnifico per chi ama questo sport, è il 4-2.
Per il Milan è finita tutto è perduto, per noi c'è la speranza di farcela all'ultima giornata.Negli occhi e nel cuore ancora il Capitano che riesce a tenere il ritmo come un ragazzino e corre sempre, instancabile. E a 39 anni  attraversa  tutto il campo del Meazza con il pallone ai piedi e sembra che voli, io prego che lo faccia quel goal stasera, sarebbe una gioia immensa.Non ci riesce ma credo che per ringraziarlo non basterebbero 90 minuti di applausi.



Perchè lui è sopratutto questo, l'esempio buono del calcio, quello da seguire.
Perchè lui è il suo sorriso. Franco e sincero.
Leale.Di chi sorride anche perchè ha sofferto.
E noi interisti di sofferenza ne sappiamo qualcosa.
Per questo e per tutto il resto...

                               Grazie Capitano.



E' un vecchio post di oltre due anni fa. L'ho scrissi all'indomani della vittoria sul derby n.279. Non ho aggiunto nemmeno una virgola al racconto originario a parte questa postilla.
La vita  sportiva di Javier è stata meravigliosa. La vita personale e umana lo è stata e lo sarà ancora di più.
Domani a San Siro lo si festeggerà il nostro mitico numero 4. Perché questa è stata la sua ultima stagione. E poi? Sarà quello che vorrà.
Io non potrò essere presente alla festa. Ma nel mio angolino lo voglio festeggiare a dovere.
E lo faccio così.

Perché le stelle non smettono mai di brillare.



06 maggio 2014

Paolo Nutini: quando l'amore per la musica ha radici antiche.





Diciamolo pure:la prima cosa che si nota guardandolo, è l'aspetto davvero piacevole.
Il che, nel mondo dell'immagine a cui siamo quasi del tutto assoggettati (HO DETTO QUASI), consente a chi lo possiede di avere una marcia in più.

Se poi unisci alla prestanza fisica, una voce pastosa e calda, con note black che non puoi ignorare e un background pop-rock, direi che il gioco è fatto.
Avrai un bel gruppo di accoliti e di fan che potranno seguirti in lungo e in largo qualunque cosa tu faccia. Vabbè forse. Che ormai il pubblico che ti segue bisogna davvero meritarselo.
Il simpatico (E FIGO) ragazzo scozzese, già dalla sua prima apparizione con l'album These Streets  del 2006, colpisce a fondo e  bene.
Ebbe un battesimo d'eccezione. Cantò al Carnegie Hall sotto la direzione di Marvin Hamlisch; compositore e arrangiatore pluripremio Oscar. Sua la colonna sonora del film The way we were (Come Eravamo).
In assoluto una delle mie colonne sonore preferite.
Ma io ero già stata conquistata da una canzone che, a dirla tutta, sembrava scritta per me: New shoes!






Tutto il primo album fu una piacevole scoperta. Un ragazzo così giovane e già determinato. Con in mano la capacità di sorprendere grazie a testi gradevoli e musica fresca e piacevole. Alternando brani ritmati a momenti molto intimi.
Una carica positiva e anche ricordi di amori che seppur giovani, come tutti gli amori procurano ricordi e tormenti.
Tra le tracce del suo primo lavoro c'è un'altra canzone che vorrei citare: si tratta  di  Jenny don't be hasty! Si narra sia  nata dopo una delusione scaturita da un amore molto più grande di lui che lo aveva tormentato a lungo.





Nel secondo album pubblicato nel 2009, Sunny Side Up  ci fu una svolta. Quasi niente rock, molto folk e l'inizio di un avvicinamento al soul. 
Sonorità profonde che, con echi di altri tempi, fanno pensare alla musica americana degli anni '30. La crescita di Nutini, a parer mio, comincia proprio da qui.
Il video del singolo Candy  che anticipa l'uscita dell'album, fu girato a L'Avana.  




L'album pur bello, forse a causa della svolta poco commerciale, non riesce a ripetere il successo del primo.
Ma consente al cantautore di riflettere sul tipo di musica a cui dedicarsi in futuro.


Il 13 aprile 2014 esce il suo terzo album: Caustic Love.
Lui stesso ha spiegato il titolo chiarendo il suo pensiero.  A proposito di amore e di come spesso i giovani d'oggi stiano diventando troppo prudenti. E allora ci sarebbe bisogno di abbandonarsi alle emozioni e lasciarsi andare.
Ehi Paolo, per fortuna è ancora così!


Le 13 tracce sono tutte molto belle e complete. Un album intero da tenere a mente e ascoltare.
Apre all'intero lavoro: Scream (Funky My Life Up).

Gran bella canzone, dove funky e soul si fondono perfettamente con la sua voce graffiante. E il video in bianco e nero completa il tutto come la classica ciliegina sulla torta.






E per chi pensava ad un ritorno al rock, si deve riconoscere che non c'è nulla di così lontano.
Il lavoro di Nutini mostra una sua maturità professionale e musicale che continua il percorso cominciato con l'album precedente. Ha praticamente rubato l'anima al soul e al funky  e l'amplifica a 360°.
Le citazioni e i ricordi si moltiplicano. Sonorità da Motown e colorazioni black. Il musicista canta e suona soprattutto quello che ama. Canzoni come Iron sky in cui cita il famoso monologo del " Il Grande Dittatore" di Charlie Chaplin, ad esempio.
E poi ricorda altri tempi e altri musicisti con la splendida "As time goes by".
Collaborazioni eccellenti, come in Fashion con Janelle Monae, giovane cantautrice statunitense che da tempo fa sentire la sua voce a proposito di razzismo e pregiudizi.


Fino ad ora però, la mia canzone preferita resta  Iron sky. Eccola. 
La sessione live è stata registrata nei mitici studi di Abbey Road a Londra. Per dire.





Vorrei però chiarire che la mia "infatuazione" riguarda solo ed esclusivamente la sua bravura e la sua completezza dal punto di vista musicale. Che non vi passi per la mente che ci possa essere altro eh. Sono anziana.

SEEEEEEEEEEEEEEE