AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

11 ottobre 2017

PASSEGGIANDO SUI NAVIGLI.


FOTO DI MARIELLAESSECI



Domenica ero in giro in zona Navigli. Prima la Darsena e poi il Naviglio grande. la giornata era bellissima, come del resto anche Milano quando ci si mette.
Lo sapete che amo profondamente la mia città di adozione. Le devo tutto. E le sono immensamente riconoscente.
Sono passata davanti a questo portone. Tutte le volte mi fermo, leggo e rileggo l'epigrafe commemorativa e mi commuovo. Sono rimasta ferma e impalata fino a quando non ho scattato la foto.
Ringrazio Milano perché le devo anche Alda. 
Una volta la vidi, seduta al caffè all'angolo. Se non ricordo male leggeva, con la sua amata sigaretta a fianco.
La mia dannatissima timidezza mi impedì di avvicinarmi.
E rimasi discosta a guardarla. Lei era assorta e credo, spero, che non si sia accorta di me, visto che sembravo una stalker.

Oggi, che è passato così tanto tempo e lei non c'è più, mi pento di non avere avuto più coraggio.
Perché lei era grandissima, e ancora adesso, passando sotto casa sua, mi batte il cuore.

Un suo sguardo mi avrebbe reso felice per un'infinità di tempo.
Mannaggia a me.



QUELLE COME ME

Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me donano l’anima,
perché un’anima da sola è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.
Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano,
tentano d’insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima.
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza.
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…
(ALDA MERINI)


01 ottobre 2017

LETTERA AD UNA FIGLIA PER I SUOI PROSSIMI COMPLEANNI.



"Ciao amore mio, 
buon compleanno.
In questo pacchettino dal fiocco enorme, troverai le chiavi della tua nuova auto.
Hai appena preso la patente ed io voglio regalarti una delle cose a cui tengo di più: la mia cinquecento rossa carica di ricordi e avventure.
Mi pare di vederti, così emozionata e bellissima; hai lo sguardo aperto e luminoso di tuo papà.
Anche lui con le stesse "lucine" negli occhi quando qualcosa di inaspettato ed estremamente gradito lo commuove e lo emoziona fino alle lacrime. Che trattiene eh...
Dietro la cappelliera la mia visiera alla "Thelma & Louise" ( lo so che hai visto di nascosto quel film che piace tanto alla tua mamma) ed i miei guanti in pelle tutti traforati che quando li indosso mi sento "sulla strada" al pari di Kerouac.
Usali e strapazzarli quegli oggetti sono parte di me e  della mia vita e quindi, della tua.
Quanto sei bella figlia mia, in tutti questi anni sei cresciuta con passione, determinazione, curiosità ed intelligenza.
Li ho qui davanti i tuoi regali, uno per ogni anno.
Scandiranno la tua crescita, coloreranno le esperienze, saranno pezzi di quel tuo viaggio che si chiamerà vita.
Ti guardavo ieri mentre indossavi il primo. Scarpine da ginnastica bianche con le strisce laterali blu. 
Eri tutta barcollante e incerta, lì tra i tuoi primi passi.
Non cedevi però, cadevi in avanti e ti rialzavi con una tale forza che ci impediva di raggiungerti per aiutarti.
Volevi farcela da sola. Così determinata. Già.
Per i tuoi 6 anni la prima Barbie. 
Presa dalla mia collezione, che chiaramente è tua. Certo, io sono sempre stata un po' vintage e tu la fisserai dubbiosa, le accarezzerai i capelli e poi la capovolgerai per capire perché non nuove le palpebre. Così attenta, avrai una tale capacità di osservazione da inquietare con le tue domande impossibili.
A 10 anni arriverà il mio libro preferito: Il Piccolo Principe di Antoine di Saint'Exupery.
Sarai in grado di comprendere alla perfezione cosa voglia dire avere cura di qualcuno. Ed imparare da  lei. E ci sarà tuo padre che ti insegnerà l'attenzione, la dedizione e la responsabilità.
Ho avuto qualche dubbio per il tuo regalo dei 15 anni: ti ho preso un mappamondo.
Con tante di quelle puntine rosse addosso da farti pensare che, forse, non ti basterà una vita intera per girarlo tutto.
Ma io ho fiducia in te amore, ce la farai.
Con l'attenzione che avrai sempre avuto nelle cose che fino a quel momento sarai riuscita a portare a termine.
Ed eccoti qua, la mia piccola donna.
Ti ho sempre chiamato così, fin da quando scalciavi nella mia pancia, ansiosa di venire al mondo. In quei lungi mesi di attesa, ho pensato a tante cose, al tuo futuro, al  mondo che ti avrebbe accolto, a noi.
Io sai, fisicamente dovrò lasciarti, perché una stronza malattia mi sta portando via, mi sta allontanando da te.
Eppure la rabbia iniziale ha fatto spazio, col tempo, alla consapevolezza che  in ogni istante futuro e in tutti i tuoi passi, rimarrò al tuo fianco.

"Che l'amore e tutto, ed è tutto ciò che sappiamo dell'amore."

La mia poetessa preferita mi ha sempre donato certezze.
Basteranno questi attimi insieme, per tutto il resto del tuo tempo, ne sono certa.Perchè l'amore vince sempre, ed è per sempre."


Dedicato a tutte le mamme e i papà ed a tutti i figli. 


Liberamente ispirato ad Elisa, la meravigliosa mamma di Treviso che non c'è più.






21 settembre 2017

VENTICINQUE.



Che io sia una abbastanza irascibile e lunatica è vero.
Che non riesca a perdonare facilmente chi mi ha deluso è altrettanto vero.
C'ho un caratteraccio e con l'età peggioro ogni giorno che passa.
Ma sono cose risapute.
A dirla tutta sono abbastanza incazzata con la vita; in questi ultimi mesi mi ha tolto abbastanza e regalato quasi zero.
A parte una ricorrenza importante.

I miei venticinque anni di matrimonio andavano festeggiati. E bene, dato che oramai vivo alla giornata. Mi sento come un animale in estinzione. In un mondo dove è molto più comodo scappare al primo problema che restare vicini per impegnarsi a risolverlo.
Dura eh.
Sarà un discorso cinico ma vi assicuro, per come la vedo io, ha molto senso.
No, la sdolcinatezza ve la risparmio.
E anche la perfezione che mi viene attribuita da gente stupida e superficiale, che non guarda oltre il proprio naso abituata a specchiarsi spesso e a trovarsi irresistibile.

Non c'è nulla di perfetto in me.
A parte, FORSE,  le mie unghie che stasera sono più affilate del solito.
Rosso giungla. Sono sempre pronta a colpire per difendermi e per difendere il mio mondo.
Che si fottano tutti.
Quello che sorridono ironici, quelli che non ci credono, quelli che in fondo lo desiderano un giardino tutto per loro, ma non sono stati capaci di impegnarsi strenuamente per renderlo splendido e hanno rinunciato. E ora si burlano di quelli che invece, hanno sudato lacrime e sangue per restare insieme.
Non è mica una passeggiata.
Sì andava festeggiato.
Anche per quelli come noi, che è una vita che vanno avanti, senza far il minimo rumore.
Accidenti.
E ci ho messo dentro tutto. La chiesa splendida, il pranzo, le bomboniere, le damigelle, il parentame.
La torta, soprattutto la torta.

Auguri Mari, per due o tre giorni, la vita agra l'abbiamo fregata.







04 settembre 2017

L'ARTE DELLA GIOIA.




AUTORE: GOLIARDA SAPIENZA
TITOLO: L'ARTE DELLA GIOIA
EDIZIONI: STAMPA ALTERNATIVA
PAGINE: 569
PREZZO: 19,00 



Uno dei momenti che preferisco è quando inizio un libro nuovo.


Specialmente se, ho impiegato un po' di tempo a cominciarlo.

Per convergenze astrali a volte, o impedimenti terreni, capita.

E' successo così con il romanzo più "disturbante" di Goliarda Sapienza.

Scrittrice scomoda e difficile da inquadrare che avevo conosciuto un paio di anni fa, quando lessi "Incontro a Positano".
Breve e intenso. Scrittura fluida e tematica interessante. Ma incapace di travolgermi con le parole e le intenzioni.

Finito,  mi ero domandata perché l'autrice era stata così snobbata e tenuta al bando dall'intera classe editoriale degli anni '80 e '90. Che si era sempre  rifiutata  di pubblicare il suo romanzo più importante, fino a quando nel 1994, due anni prima che morisse d'infarto, l'amico Angelo Pellegrino, che visse con lei per vent'anni,  era riuscito  pubblicare la prima parte.
Dopo la morte dell'autrice finalmente venne alla luce per intero, con tutte quattro le parti, grazie a Stampa Alternativa e a spese del suo caro amico.
Furono distribuite circa un migliaio di copie e la cosa sembrava destinata all'oblio. Pellegrino, nella prefazione della nuova edizione, ricorda che entrava tutti i giorni in una libreria Feltrinelli  dove c'erano due copie del romanzo, dietro altri libri  e su di una scansia nascosta da una colonna.
Ogni giorno si chiedeva chi mai le avrebbe acquistate. Fino a quando, misteriosamente, sparirono. La cosa gli sembrò stupefacente.

Come accade piuttosto spesso, (mi viene in mente Erri De Luca chissà perché...) la "scoperta" di una delle nostre migliori autrici italiane del novecento, la dobbiamo ad una berlinese,  geniale editor di testi sconosciuti,  Waltraud Schwarze. Così il romanzo esce in due parti, in Germania.
La Schwarze poi, telefona a Parigi a  Viviane Hamy, editrice nota per il suo coraggio,che lo fa tradurre e poi lo pubblica. Ottenendo un successo strepitoso.
Da lì in poi è storia fatta di passaparola e di "illuminazioni tardive" anche da parte degli editori italiani.
Da qualche anno Einaudi sta pubblicando gli inediti e ripubblicando tutta la sua bibliografia.

Finalmente a fine estate ho cominciato il romanzo.

Brevemente la sinossi:
si racconta la vita, le opere e gli amori di Modesta Brandiforti.
Nata poverissima il 1 gennaio del 1900, nella profonda provincia siciliana e  diventata poi principessa, per intelligenza e libertà di pensiero e di azioni.
L'intera esistenza della protagonista abbraccerà quasi tutta la storia della nostra penisola di quell'epoca, tra guerre e resistenze, trasformazioni economiche,  politiche e sociali senza mai perdere di vista la cosa più importante, la gioia della libertà.

Modesta (alter ego di Goliarda), racconta  la sua vita quasi sempre in prima persona, con un'energia e una forza ineguagliabile. Donna intelligentissima, controcorrente, assolutamente e indisponentemente all'avanguardia. Capace di creare un mondo o meglio una vera e propria "comune" nella sua villa sul mare, poco lontano da Catania, in cui ognuno si sentirà sempre libero di essere per prima cosa un essere umano senza vincoli sociali, privo di pregiudizi e incapace di giudizi.
Sarà mamma, padrona, assassina, amante passionale, donna senza confini e senza limiti. Sempre felice,portando con sé e donando agli altri quella "gioia" che prepotentemente tiene stretta in tutto il suo viaggio.

Un personaggio talmente fuori dagli schemi che di sicuro non poteva essere accettato dall'oscurantismo imperante dell'epoca in cui l'opera fu scritta. E direi che anche oggi qualcuno potrebbe faticare ad accettarlo.

Modesta come Goliarda.
Goliarda come Modesta.

La scrittrice non si negò niente e visse libera e "scandalosamente", fino al suo ultimo respiro. Fu attrice prima, scrittrice poi. 
Ebbe anche un esperienza in carcere per avere rubato gioielli a casa di un amica.
Disse che lo aveva fatto per rabbia; la sua amica era ricchissima e non esitava ad invitarla a cena nei migliori ristoranti ma le negava il prestito che  le chiedeva per la pubblicazione dei suoi scritti. Nel carcere di Rebibbia, dove fu rinchiusa, conobbe tante persone con le quali non dovette fingere di essere diversa da ciò che era;per questo motivo fu accettata e realizzò che le persone conosciute "dentro"  erano persone uguali a noi, non esisteva il diverso.

La meraviglia di non avere preconcetti e di fluttuare liberi. Di amarsi e accettarsi in piena consapevolezza.
Questo concetto di libertà assoluta è il suo manifesto.

Se solo uomini e donne riuscissero a guardare fino in fondo in quel mare di potenza che è la sua scrittura e trarne vero insegnamento, si potrebbe partire da qui, per un mondo migliore.


incipit

"Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono nè alberi nè case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno. Affondo nel fango sino alle caviglie ma devo tirare, non so perché, ma lo devo fare. Lasciamo questo mio primo ricordo così com’è: non mi va di fare supposizioni o d’inventare. Voglio dirvi quello che è stato senza alterare niente."







31 agosto 2017

POSTCARD DAL PARADISO.


È stata una lunga estate.
Alti e bassi, giornate liete e altre meno.
Il silenzio che ho lasciato su queste pagine, vi sembrerà strano, mi ha fatto compagnia.
Assieme a tutti quelli che mi hanno scritto e telefonato durante la lunga assenza. 
Chiedendo e informandosi.
Che non mi hanno fatto mancare la loro presenza con parole e gesti.

Grazie davvero.
Mi avete emozionato e commosso.
Sì che lo sapete che sono un po' frignona. Ma ci sono stati momenti in cui ne avevo bisogno ed ho attinto a piene mani.

Diversamente da qui, sulla mia pagina social di INSTAGRAM, sono stata molto attiva.
Questo perché fotografare mi piace, mi aiuta nei momenti bui e mi distrae molto. Lascio vedere il meglio di me, il meglio di ciò che mi circonda.

Girovagando in lungo e largo sulla penisola più amata al mondo, ho immortalato diversi luoghi.
Ma il migliore è stato quello visitato durante il breve viaggio degli ultimi giorni.
Il mio posto del cuore. 
Dove torno spesso, appena posso.

E mentre fotografavo mi sono venute in mente alcune parole lette su di un diario, tantissimo tempo fa. Le scrisse una ragazzina destinata a morte certa.
Sono parole luminose di quelle che piacciono a me.
Ve le lascio assieme ad alcune cartoline dal mio personale paradiso per voi.


E poi, si ricomincia.

A prestissimo amici.


"Pensa a tutta la bellezza ancora rimasta attorno a te e sii felice.
(Anne Frank)

ASSISI BASILICA DI SAN FRANCESCO

ASSISI IL BORGO

ASSISI IL BORGO

SPOLETO DUOMO


NORCIA - QUESTA FOTO È STATA PREMIATA








06 giugno 2017

IN ATTESA.



Ci sono e sto bene.
Sono giorni faticosi, in cui non riesco ad avere abbastanza tempo da dedicare, come vorrei, al mio blog e a voi.
Per cui scusate l'assenza, sia qui che da voi. 
Grazie come sempre a chi mi ha scritto privatamente.
Siete preziosi.

A presto.









23 maggio 2017

INSIEME RACCONTIAMO 21.



Ed eccoci al nuovo appuntamento con la bellissima iniziativa nata dalla mente dell'infaticabile e insuperabile di Patricia Moll nel suo spazio  Mirtilla'house.

I termini sono sempre gli stessi come potete leggere sul suo blog.

L'incipit di Patricia


Stava affettando la cipolla per il ragù. La radio accesa a tenerle compagnia. Canticchiava sottovoce così come era capace, stonata e storpiando le parole inglesi.

Quasi a tradimento, dopo il mitico Elvis e il suo IN THE GHETTO, nell’aria si diffuse la voce roca e potente, inconfondibile, di Louis Armstrong. 
Le note e le parole di WHAT A WONDERFUL WORLD entrarono nella cucina e dentro di lei.
Si fermò col coltello a mezz’aria come colpita da un pugno.

Come è bello il mondo… ma era bello davvero?

Il mio finale:

Pensava alla strage di ragazzi appena accaduta in un luogo in cui la musica era la regina. A quei genitori, che come era capitato anche a lei, diverse volte avevano aspettato i loro figli all'uscita di un concerto, in attesa di sentire i loro commenti entusiasti e pieni di gioia ancora carichi di tutta quella energia positiva che distribuiscono in giro, alla fine di ogni evento del genere. Sentiva addosso le urla, le lacrime, la disperazione. Le si strinse il cuore e si sentì impotente.
Contro il male assoluto, contro chi, in nome di un dio sanguinario assolutamente sconosciuto ai più, colpiva al cuore intere popolazioni per lasciarle distrutte e impaurite, cosa c'era da fare?

Alzò il volume della radio in modo che la musica potesse sentirsi ancora di più. 
Si può solo frapporre bellezza e amore.
E non arrendersi, mai.





16 maggio 2017

I MIEI INCIPIT PREFERITI.

Ero partita con l'idea di parlarvi della mia breve vacanza nelle Langhe. E invece, questa sera, mi sono ritrovata ad accarezzare uno dei miei libri preferiti. In senso letterale intendo. A voi non succede mai?
E ho riletto le righe iniziali del primo capitolo: il famoso "incipit". In un solo attimo mi è tornato tutto in mente: la magia e l'incanto delle atmosfere che fanno da preludio ad un romanzo, che poi, riesce a trascinarti con sé ad altissima velocità. Quasi senza accorgermene ho rivissuto la prima volta che mi ci sono avvicinata.
La magia di un incipit perfetto è qualcosa che non riesco a descrivervi per bene, ma sono sicura che ognuno di voi sa bene di cosa parlo e di quanto sia importante per far sì che il libro ci catturi e ci leghi a doppio filo. Un incipit brutto, fa cascare le braccia, ci irrita, ci costringe a chiudere il romanzo pronto ad essere  dimenticato  in un angolo. 
Allora ho deciso di fare una lista dei miei incipit preferiti. 

8) Da Il giovane Holden di J.D. Salinger.
"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d'infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto."

7)Da L'Isola di Arturo di Elsa Morante.
"Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene), che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli."

6) Da Pastorale Americana di Philip Roth.
"Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta del liceo. Era magico il nome, come l'eccezionalità del viso. Dei pochi studenti ebrei di pelle chiara presenti nel nostro liceo pubblico prevalentemente ebraico, nessuno aveva nulla che somigliasse anche lontanamente alla mascella quadrata e all'inespressiva maschera vichinga di questo biondino dagli occhi celesti spuntato nella nostra tribù con il nome di Seymour Irving Levov."

5) Da La vita davanti a sé di Romain Gary.
"Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos'altro, perché era anche ebrea. Neanche la salute era un granché e vi posso dire fin d'ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore."

4)Da Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov.
"Nell'ora di un caldo tramonto primaverile apparvero presso gli stagni Patriarsie due cittadini: il primo sulla quarantina con un completo grigio estivo - era di bassa statura, scuro di capelli, ben nutrito,calvo. Teneva in mano una dignitosa lobbietta e il suo volto, rasato con cura,era adorno di un paio di occhiali smisurati con una montatura nera di corno. Il secondo - un giovanotto dalle spalle larghe, coi capelli rossicci  a ciuffi disordinati e un berretto a quadri buttato sulla nuca - indossava una camicia scozzese, pantaloni bianchi spiegazzati e un paio di mocassini neri."

3) Da Tu mio di Erri De Luca.
"Il pesce è pesce quando sta nella barca, È sbagliato gridare che l'hai preso quando ha solo abboccato e senti il suo peso ballare nella mano che regge la lenza. Il pesce è pesce solo quando è a bordo. Devi tirarlo all'aria dal fondo con presa dolce e regolare, svelta e senza strappi. Altrimenti lo perdi. Non ti agitare quando lo senti sfuriare là sotto, che sembra chissà quanto grosso dalla forza che mette a sviscerare l'amo e l'esca dal corpo. Nicola mi ha insegnato a pescare. La barca non era sua, era di zio, il mio. Nicola l'usava durante l'anno, poi iniziava la buona stagione e allora faceva da marinaio a zio le domeniche, le ferie d'estate."

2) Da Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez.
"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome e per citarle bisognava indicarle col dito."

1) Da Il piccolo principe di Antoine De Saint-Exupéry.
"Domando perdono ai bambini di avere dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per i bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica: a LEONE WARTH quando era un bambino."

Fuori graduatoria c'è Se questo è un uomo di Primo Levi. Proprio oggi ho letto che in Siria sono stati costruiti dei forni crematori per eliminare per sempre ogni traccia delle migliaia di morti di quell'assurda guerra civile. Come ripeto spesso, noi uomini non impariamo mai nulla dalla nostro passato. Ecco allora, quella meravigliosa e allo stesso tempo terribile preghiera che è monito per tutti noi uomini. Affinché sia impossibile dimenticare. L'incipit di tutti gli incipit.

immagine presa dal web


Questa lista è assolutamente relativa, mentre scrivevo continuavano a venirmi in mente altri libri altri incipit. Ma non volevo farla troppo lunga. Ora aspetto i vostri.



07 maggio 2017

INDAGINE SULLA BELLEZZA.



Alla fine di questa giornata, con il cielo così azzurro che sembra un miracolo per noi milanesi che abbiamo vissuto l'ennesimo fine settimana piovoso, mentre ero affacciata sul mio balcone mi sono fatta alcune delle mie (malsane) domande.

Cos'è la bellezza? E dove risiede?

Per me la bellezza è tutta raccolta nel mio sguardo e nei miei sensi.

Una frase di un libro che mi ha particolarmente colpito.
Una canzone che non smette mai di farmi stare bene.
Un bocciolo della mia rosa che sta rifiorendo dopo avere temuto per l'intero inverno di non essere riuscita a salvarla.
Una passeggiata a naso in sù.
Il colore del cielo sulla mia città.
Lo sky line di Milano, Porta Nuova e il futuro.
La risata di mia madre.
Le mie nipotine che oggi hanno imparato ad andare in bicicletta senza rotelle e senza sforzo.
I racconti mozzafiato di mio nipote sulla sua avventura in Islanda.
La natura che mi sorprende sempre.
Le scarpine regalate ad una mia amica che sta per diventare mamma.
Il bacio con cui mi ha svegliato questa mattina l'uomo che amo.
La semplicità nelle piccole cose è bellezza.

Paradossalmente è soggettiva. Tutto ciò che mi rende felice e in pace con me stessa è bellezza.

Fino a quando avremo bellezza intorno a noi, sapremo che è giusto continuare a combattere e a vivere.
Ché non smetta di stupirci e di renderci felici.



Foto di MariellaEsseci








01 maggio 2017

SCUSATE IL RITARDO.



Eccomi di nuovo alla mia postazione.
Tutto bene ora, grazie per chi si è preoccupato e mi ha scritto in privato.
Vicende di vita mi hanno tenuto un po' lontana.
Tornerò presto con un nuovo post. Allegro, come piace a me.


Vi lascio con una poesia antica. Raccoglie in breve il meraviglioso senso della vita.

Vedere un mondo in un grano di sabbia
e un universo in un fiore di campo,
possedere l'infinito sul palmo della mano
e l'eternità in un'ora. 

(Gli auguri dell'innocenza - William Blake)


12 aprile 2017

UNA FOTO E... #2° PUNTATA.



Ed eccoci al secondo mercoledì del mese.
Come suggerito da OFELIADEVILLE  che in questo suo POST ha lanciato una bella iniziativa.





Ogni secondo mercoledì del mese possiamo pubblicare un post da arricchire con una foto a cui abbinare  un video, una poesia o  dei versi. Su cui magari, riflettere insieme.


Dedico questo post a Sylvia Plath, una delle mie poetesse preferite.
Dal suo diario personale uno stralcio di vita, aggrovigliata e confusa. Lei ci racconta il suo sentirsi inadeguata come insegnante e come donna, nella maniera più semplice possibile. La sua tristezza e la sua grandezza. 
Niente di così diverso da noi e dai nostri limiti quotidiani.
Ci ho abbinato una foto che ho scattato in Veneto, l'estate scorsa. Che fatica arrivare fin lassù, mi sembrava impossibile. Che fatica essere donna; a volte è così complicato. Sylvia si arrese. La maggior parte di noi invece,  pur combattendo, ce la fa.
Forza.




Le Tre Cime di Lavaredo ( foto di Mariellaesseci)




Domenica 9 febbraio 1958 - Smith College 

"Mi rimetto in pari: adesso ogni sera devo recuperare gusto, tatto, vista dal mucchio di spazzatura della giornata. Questa vita svanirebbe in una nuvola se non mi ci aggrappassi tenendola stretta finché ancora riesco a ricordare uno spasmo di gloria. Assediata dai libri e lezioni: ore di lavoro. Chi sono io? Una matricola universitaria che si rimpinza di storia sentendosi priva di identità, di pace? Ruminerò come una mucca: quella vita soltanto, niente prima della mia nascita. Le finestre sussultano e vibrano nelle cornici: tremo congelata, il gelo della tomba contro il semplice tepore della mia carne. Come ho fatto a diventare questo grosso essere finito, con questa spanna di ossa allungate di braccia e gambe? E la pelle irregolare, sfregiata? Ricordo l’ adolescenza pesante e malmessa e i colori del ricordo mi ritornano in una sintesi abbozzata: le superiori, le medie, le elementari, i campeggi e le capanne di felci con Betsy, l’ impiccagione di Johanna. Devo ricordare, ricordare roba che è già scrittura, estratta dai ricordi di una vita… <<Prendi una cosa e ficcaci dentro la testa>> dice Ted proprio ora, ma mi stanco e mi porto il latte caldo a letto e leggo ancora Hawthorne. Ho le labbra secche, screpolate, me le mordo a sangue. Ho sognato che avevo lunghi baffi dolorosi sulle dita della mano destra, ma ho controllato e ho visto le mani bianche e senza nemmeno l’ ombra di una striscia rossa di sangue incrostato."

(fonte: Diari - Sylvia Plath - Adelphi)

07 aprile 2017

FABIO LASTRUCCI: DA ZERO A INFINITO.






Autore: FABIO LASTRUCCI
Titolo: DA ZERO E INFINITO
Edizioni: CS Libri
Collana: Alia Arcipelago vol.4
Pagine: 172
Formato: Solo digitale
Prezzo ebook: 2,99











Fabio Lastrucci è arrivato sulla coda di una cometa. Da qualche parte lì dal buio dell'universo parallelo che ci narra.

Ho letto tutti i racconti del suo libro soffermandomi sulle parole e le inquietudini umane che ne caratterizzano ogni capitolo.
So che è un autore di valore con la passione per la fantascienza e per i fumetti. E questo è un campo in cui non sono ferratissima a meno che non ripensi al mio passato di amante di H.P. Hovercraft e lettrice di fumetti arrivando al  mio preferito in assoluto: L'Eternauta.
Avevano parlato molto bene di lui in un  paio di post gli amici Glò e Michele sul loro blog La nostra libreria e mi ero prefissata di leggerlo appena mi fosse stato possibile.
Ed eccomi qui a parlarvi del suo lavoro.


IL LIBRO.
Sono quindici racconti, tutti aventi come oggetto il fantastico.
E mi sono trovata catapultata nel suo mondo in cui, l'universo che conosciamo, ci appare in una prospettiva del tutto diversa. Divertente, triste, allucinata, a volte senza speranza ma in grado di farci parecchio riflettere.
Via via che andavo avanti nella lettura ho trovato tante cose che mi hanno colpito e che ho amato.
La città di Napoli, ad esempio, luogo in cui è nato  di cui è  evidente un imprinting talmente forte da riuscire a fare capolino spesso e volentieri. Cosa che trovo assolutamente positiva.

Nel racconto Loro ho passeggiato con i protagonisti, bevuto il caffè migliore del mondo, mi sono incuriosita come davanti ad uno schermo in cui trasmettevano un film anni '50. E  mi sono trovata a fare il tifo per il popolo napoletano che salvava il mondo da un invasione aliena. Una grande rivincita.

Nel racconto La sindrome della locusta è accaduta la stessa cosa. Mi sono identificata in Michela, una dei protagonisti, ragazza letteralmente fuggita dalla sua terra troppo stretta e che ora la riaccoglieva quasi fagocitandola, nello stesso buco anonimo da cui era fuggita. Troppo giovane per comprendere che col tempo, tutto le sarebbe parso molto diverso fino a  farle provare quella stessa malinconia che assale me ogni volta che torno a casa. Ho passeggiato per via Caracciolo, son salita fino a San Martino, ho percorso il Rettifilo e sono arrivata al Vomero. In ogni luogo mi ha catturato l'ironia del racconto e la sua profonda verità. La ragione di quello che ci accade spesso è indipendente dalla nostra volontà. Ed è molto più semplice e banale di ciò che pensiamo.

Nel racconto Il trucchetto di Olindo con saggezza Fabio affronta il tema della diversità. Quanto ancora ci spaventa e quanto sarebbe utile un sorriso in più. Arrivare a capire che ciò che non comprendiamo è qualcosa con la quale alla fine dobbiamo sempre fare i conti.

Nel racconto Ultime notizie dal papero ho riso fino alle lacrime. È stato come tornare bambina e avere la possibilità di dialogare con i miei personaggi dei fumetti preferiti. Ho provato affetto e tenerezza per i protagonisti e anche certezza che non li perderò mai. Perché in realtà, con tutti i loro difetti sono il nostro alter-ego.

Non sono da meno tutti gli altri racconti. Fabio è un autore di rara sensibilità. Il suo approccio con il fantastico è un modo sublime di parlarci di noi, delle nostre debolezze, delle nostre paure e di quanto probabilmente dovremo aspettarci nel prossimo futuro. Non si arrende e ci regala momenti di scrittura sublime. Il tutto con una nota di "malinconia"  e di follia che rende ancor più speciale ciò che ci narra.
Del resto è un artista a 360 gradi. Ho scoperto che è illustratore e  scultore.  
Ha creato l'Associazione Viv'arte, in cui cultura e arte si completano. È chiaro che un autore così debba essere messo sotto "stretta sorveglianza".
Gli ho chiesto di parlarmi del suo futuro e del suo mondo. Ecco cosa mi ha risposto.

- Quali sono i tuoi prossimi progetti?


I lavori più prossimi alla conclusione sono un voluminoso saggio sul weird scritto insieme a Vincenzo Barone Lumaga, scrittore ed esperto di narrativa gotica con cui condivido una rubrica sulle pagine di Rivista Milena. Il secondo obiettivo è il primo sequel del mio fantasy "Il ritorno dell'Arcivento", una saga che prevede quattro libri in tutto. Essendo bulimico di sogni, scrittura e fantasie, comunque ho in cantiere anche un fumetto di sf per una rivista americana, le illustrazioni di una favola riscritta dal regista Fioravante Rea e un'altra favola da costruire insieme, due storie legate alle tradizioni e la cultura del territorio campano. Ci sarebbero altri abbozzi di pubblicazioni future nel cassetto, ma per pudore e scaramanzia preferisco lasciarli ancora in forse...


- Mi parli dell'Associazione Viv'arte di cui sei stato fondatore?


Viv'arte è nata per la fortissima determinazione della mia ex moglie Nadia, presidente e cuore pulsante del gruppo. Insieme a un ristretto numero di soci attivi abbiamo prodotto mostre d'arte e artigianato, reading letterari e di poesia, seminari, il tutto contando sulle nostre forze, senza finanziamenti o grossi supporti logistici da parte delle istituzioni. Purtroppo questa condizione troppo solipsistica ha finito col logorare il gruppo, scompaginandone le fila, Attualmente Viv'arte è tornata in mano alla sua principale curatrice che opera in un altra regione, spero con maggiore fortuna della nostra tribolata città.. 


- Cosa pensi degli autori contemporanei. C'è qualcuno italiano o straniero (o tutti e due) a cui fai riferimento o da cui hai attinto e che ti ha aiutato a crescere dal punto di vista narrativo?


Per ragioni d'interesse personale e professionale, il mio osservatorio è polarizzato soprattutto sulla narrativa fantastica, in particolar modo quella italiana, che seguo con maggiore continuità. A questo proposito, mi sono reso conto con stupore che pur amando molto autori come Vonnegut, Ballard o King il mio immaginario è stato fulminato sulla via di Damasco dalla visionarietà di Dino Buzzati, con il suo bagaglio mitico, il senso del mistero dell'esistenza, l'atemporalità delle ambientazioni e la profonda umanità. Ovviamente, data la statura di Buzzati, mi accontento di giocherellare con le sue tematiche come un eco di pura ammirazione. Su un altro ambito linguistico, mi affascina la prosa poetica di Erri De Luca, per quanto mi rifaccia a modelli più crudi e cronachistici per ricalcarne l'immadiatezza della comunicazione.



Aggiungo una nota in calce.
Voi sapete quel che penso dell'editoria italiana e di come sia difficile per autori bravi e coinvolgenti riuscire a farsi spazio in un mondo in cui possono pubblicare tutti, dalle veline ai calciatori di 23 anni perché la legge di "cassetta" è quella più forte. Mentre i  meritevoli restano al palo.

Leggende metropolitane assicurano che uno scrittore è un grande scrittore  perché utilizza uno stile che lo rende unico. Per me uno scrittore e qualcuno che, con le sue parole, riesce a "farmi arrivare" a lui e a quello che narra. Quasi da poter sentire e vedere usando tutti i suoi sensi.
E'   questo di cui  parlo quando affronto il mondo della letteratura.
Perciò, quando ho di fronte un vero "Autore" non resisto  al desiderio di segnalarvelo. Perché la "lobotomizzazione" abbia termine e si torni a pubblicare libri che ti fanno venire voglia di leggere e leggere ancora.
Da rimanerne entusiasti e con cui riscoprire il piacere della Letteratura. Mi pare l'unico comandamento "libresco" al quale noi appassionati  dovremmo sempre arrenderci.

Grazie Fabio, a rileggerti presto.



NOTE BIBLIOGRAFICHE


Fabio Lastrucci nasce a Napoli nel 1962. Scultore e illustratore, ha lavorato con le principali reti televisive nazionali e il Teatro lirico nei laboratori Golem Studio e Metaluna. Nel 1987 disegna il fumetto La guerra di Martìn, su testi di Francesco Silvestri. Come autore teatrale ha scritto lo spettacolo Racconti salati (con F. Rea e F. Fiori), inoltre ha pubblicato racconti in riviste e antologie edite (tra gli altri) da Il Foglio Letterario, CS_libri, DelosBooks e Dunwich.
Nel 2009 tiene la conferenza Parole immaginate presso l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Nel 2012 pubblica il saggio I territori del fantastico con le Edizioni Scudo e nel 2015 il saggio Fantacomics con Delos Digital. Tra il 2014/15 pubblica con Dunwich edizioni l'horror L'estate segreta di Babe Hardy, e con Milena Edizioni i romanzi Precariopoli e Il ritorno dell'Arcivento. Collabora con interviste, recensioni e articoli con le riviste «Delos Science Fiction» e «Rivista Milena».
Info e contatti: https://www.facebook.com/fabio.lastrucci/" 

02 aprile 2017

QUELLI DEI BLOG DI VANITY FAIR.


Questo è un post amarcord. Per creare l'atmosfera giusta ho messo su un vecchio disco dei Beatles: Magical Mistery Tour.
Perché i Beatles sono memoria per me e pure il filo conduttore di quasi sette anni meravigliosi passati assieme ad un gruppo di persone che in un un certo qual modo hanno cambiato la mia vita.
I blog di VF hanno capovolto e modificato parecchi dei miei passi. Mi hanno invitato a scrivere per la prima volta al cospetto di gente che non conoscevo, facendomi mettere da parte la mia riservatezza e timidezza, dandomi maggiore sicurezza e consapevolezza, facendo in modo che il me stessa scritto nero su bianco mi facesse meno timore e mi stimolasse a crescere, già, quella maturità che cerchiamo forse per tutta la vita.
Ma la cosa più importante è stato avvicinarmi agli altri, a chi era lontano da me oltre che per le differenze geografiche, anche per il modo di essere e di sentire, per i credo di ogni genere, costruendo quel piacere del confronto che non si è mai più spento.
Tante belle anime, sorrisi, persone che sono entrate a far parte della mia vita. E alcune ci sono rimaste cementando l'amicizia con un percorso di vita che ora è comune. 
Altre, come facile supporre, sono state parte di una strada che inevitabilmente poi, si è divisa dalla mia.
Ma di tutti ho una grande malinconia, perché sembrerà assurdo, visto che ci sono stati anche momenti di battaglia cruenti, ho voluto loro un gran bene.
Quando si passa tanto tempo in luoghi in cui ci si racconta senza schermo e senza bugie è naturale cominciare ad appartenersi a volte nostro malgrado.
Succede quando ci si racconta così tanto e fino in fondo.
I blog di VanityFair.it sono stati questo: la nostra casa virtuale per un tempo che pensavamo potesse essere infinito.
E in una casa che è famiglia, capita di scontrarsi, per diversità di vedute e di scelte, per capriccio a volte, per testardaggine.
Si litiga e si fa pace, ma in fondo non si smette mai di volersi bene.
Tra qualche giorno quella piattaforma virtuale cesserà di esistere, ci sarà un nuovo direttore (anzi direttora) per VF Italia e un restyling del sito cancellerà tutto quello che conosciamo. C'è il dubbio, anche se Luca Dini ha detto che non succederà, di dove andrà a finire tutto quello che abbiamo scritto.
Tocca dire addio alla nostra casa tanto amata.
Ai giornalisti blogger che ci hanno sostenuto, supportato e sopportato, che ci hanno fatto ridere e ci hanno interessato e partecipato assieme ai loro post intelligenti, competenti, sempre motivanti.

Ma in particolare vorrei ringraziare:

Luca Fiorini di blog Retrò, incommensurabile ragazzo modenese imbattibile "crociato" dell'amarcord a cui mi presentai una vita fa con un "doppio wow" che gli piacque tantissimo e che ha fatto in modo che la "bambina yetterdei" potesse dare il meglio e il peggio di sé assieme ai suoi amici con vere e proprie scorribande tenute sul suo blog anche in sua assenza.

Luca Bianchini, che ho conosciuto proprio sulle pagine del suo Pop Up, in un primo tempo non capendo fino in fondo il suo modo di scrivere positivo e poi amandolo perché lui, il ragazzo torinese, è davvero così, la bellissima persona che poi ho avuto la fortuna di conoscere. Ora tutti i suoi libri sono nella mia libreria e mi auguro non smetta mai di farci sognare un mondo migliore.

Matteo Gamba del blog Diario di Adamo, che da giornalista esperto e intelligente quale è  ha saputo trascinare quella massa di inclassificabili commentatori che navigavano un po' a vista nel suo mondo, con servizi e post in cui siamo riusciti a parlare di tutto e a prenderci pure un po' in giro che ci sta.

Francesca Del Rosso del blog Le Chemio avventure di Wondy. Perché lei è. E sarà la persona migliore che ho avuto la fortuna d'incontrare.

Luca Dini, blog Caro Direttore,  il migliore direttore e giornalista che io abbia conosciuto, sempre corretto e coerente  in tutti questi lunghi anni di condivisione. Ha trasformato la mia rivista preferita in un modello di settimanale che poi, è stato imitato da ogni altra testata giornalistica italiana, inutilmente.
Nessuno è riuscito a superarla. Giornalisti di livello superbo ci hanno raccontato la vita italiana, ci hanno portato con loro nei posti di guerra dimenticati da tutti perché è più comodo non parlarne, mentre loro non hanno mai smesso. Ci hanno fatto leggere pezzi di narrativa eccellenti, e introdotto con semplicità in mondi che noi non avremmo mai potuto conoscere così bene se loro non fossero stati così bravi. Ora lo aspetta la missione di rendere tutte le testate Condé Nast Italia migliori di quello che sono. Sono certa che riuscirà nella sua impresa.
Ma qui, nel mio angolino di mondo, non posso fare altro che dire a lui e a a tutti i suoi collaboratori quanto bene ho loro voluto e continuerò a volere. Come ha detto nel suo ultimo post: IL  BENE NON FINISCE.

Grazie di cuore Luca. 
Grazie di cuore a tutti voi. E agli amici dei blog di VF.

Vi vorrò bene per sempre.

Mariella.